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Essere anziani in un mondo tecnologico

LA NOTA
Essere anziani in un mondo tecnologico

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Recenti pubblicazioni dimostrano che circa l’80% delle persone con più di 60 anni ha utilizzato Internet almeno una volta e che, dal 2005 a oggi, le persone fino ai 67 anni che utilizzano Internet sono passate dal 10,8 al 22,8%, e quelle fino ai 74 anni sono passate dal 5,5 al 10% circa. Numeri ancora bassi, per ovvie ragioni. Si pubblicizzano anche nuovi cellulari con tasti più grandi in grado di poter essere usati anche da chi ha qualche difficoltà manuale o visiva in più. Capita di vedere sempre più spesso persone non giovanissime mandare messaggini a figli, amici e nipoti… A volte arrivano un po’ strampalati (magari per l’uso improprio di T9 sconosciuti), ma arrivano. Ci sono anche le scuole d’informatica per anziani, ma servirebbe un maggiore impegno da parte di giovani e adulti affinché le nuove tecnologie possano davvero aprire gli orizzonti a chi, soprattutto per ragioni di salute o d’età, è più in crisi e solo di altri. Non tutti, poi, hanno la voglia e la forza di mettersi in gioco nell’imparare a utilizzare un nuovo strumento. Il fatto di non avere accesso alla tecnologia, per un qualsiasi motivo, non deve diventare un ostacolo alla vita quotidiana.
Ho assistito a situazioni in cui per fare una semplice modifica (tipo trasferimento della pensione dalla banca alla posta) si indica alla persona quasi ottantenne di collegarsi al sito web (cos’è?, dov’è?), e fare il trasferimento via telematico (?) tramite apposito codice pin (di cosa diavolo si tratta? ma dove l’ho messo, l’ho mai ricevuto?), arrivato a casa, nella buchetta della posta.
Ad aiutare saranno ancora una volta figli, amici e nipoti, ma la persona anziana si è già agitata, ha già chiesto aiuto telefonico a vari operatori (peraltro, a Ferrara, ammetto, gentili e disponibili) ma non ha ancora ben capito cosa fare. Se i figli lavorano e sono lontani, non li vuole disturbare e preoccupare per un’operazione vitale ma allo stesso tempo incomprensibile. E allora perché non tornare all’arcaica posta? O comunque una via più agevole e semplice per chi non ha computer e dimestichezza con la tecnologia moderna? Non siamo mai contenti, mi dirà qualcuno, ma bisogna distinguere. Ben vengano questi servizi, ma non tutti riescono a beneficiarne. Si potrebbe pensare ad un gruppo di studenti pagati per un servizio aggiuntivo. Non ci sono soldi, mi si obietta. Lavori socialmente utili, allora, per chi deve qualcosa alla società. Idee e soluzioni si potranno pure trovare!

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