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Non credo
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Non credo a pochi minuti di silenzio in ricordo di chi non c’è più.
Credo a ore e ore di dialogo che servano a costruire consapevolezza su chi e cosa è venuto a mancare, chi e cosa manca, chi e cosa non dovrebbe mai mancare a nessuno.
Non credo alle giornate di lutto.
Credo ad anni di impegno, ad esempio, per far vivere la scuola come una palestra di democrazia, una fabbrica di relazioni, un’officina di saperi, un laboratorio di speranze, una bottega di progetti e di creatività.
Non credo alle preghiere e ancor meno a chi le vede come l’unica soluzione.
Credo nella partecipazione, nella responsabilità, nell’altruismo, nel dialogo e nell’educazione alla cura dei beni comuni.
Non credo ai politici necrofagi.
Credo alle persone  che sono capaci di condividere l’intensità di un silenzio, di mettersi in disparte e di compiere azioni altruistiche senza ricavarne profitto.
Non credo a chi propone la chiusura delle frontiere e l’innalzamento dei muri.
Credo a chi traccia sentieri impensati e a chi costruisce ponti sorprendenti.
Non credo a chi si autoproclama “Libero” e poi grida “Bastardi islamici ” (su Libero di sabato 13).
Credo alla libertà come strumento di liberazione sociale, politica ed economica, all’uguaglianza come elemento di giustizia e alla fratellanza come obiettivo di civiltà.
Non credo a chi si dichiara “Democratico” e scrive che “Emergency è un’organizzazione politica antioccidentale mascherata da ospedale ambulante, che va isolata e boicottata” (dal blog di Fabrizio Rondolino, 13 novembre).
Credo in una democrazia che sappia creare le condizioni per una completa espressione delle potenzialità individuali e collettive.
Non credo alle armi e al loro commercio, nemmeno per aiutare l’economia nazionale.
Credo nella nonviolenza, nella ricerca del dialogo e nella capacità di ascolto che può derivare solo dal bisogno di conoscere gli altri.
Non credo alle frasi di circostanza.
Credo nelle parole di pace pronunciate da persone coerenti.

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