4 Settembre 2016

LA NOTA
Amare Ferrara significa riconoscerne anche i difetti

Carlo Tassi

Tempo di lettura: 3 minuti

Tra gli sdegnati interventi in risposta all’articolo di Gian Pietro Testa del febbraio di quest’anno, un offeso lettore ha detto bene: per tanta gente che abita altrove Ferrara è un gioiello… ovvero, aggiungerei io, un bel giocattolo lucidato a specchio!
Peccato che vivendoci – sempre che non si abbiano le fette di salama da sugo sugli occhi – poi ci si accorga che gli ingranaggi di questo bel giocattolo sono arrugginiti e fuori uso da tempo…
E’ lodevole lo sdegno di questi ferraresi offesi da cotanta invettiva diretta alla nostra amata città, non meritevole, a loro dire, di siffatte critiche gratuite. Mi chiedo soltanto dove hanno vissuto, questi ferraresi, negli ultimi vent’anni.
Da ferrarese doc, amo la mia città come e (forse) più di questi indignati difensori dell’onore estense. Ma è anche e soprattutto per questo mio amore che la prenderei a calci e pugni se potessi: il mio è un amore tradito dalla sua atavica indolenza autoreferenziale, dall’arte dell’apparire di cui è maestra, dalle sue tante beghe ben nascoste entro i suoi segreti cortili, dalla sua avarizia, dalla sua falsa accoglienza, dalla sua spocchia di città d’arte quando di arte vera c’è solo un retaggio secolare di cui noi contemporanei non abbiamo alcun merito.
Orbene, correggerò il tiro: amo Ferrara, o meglio, le sue mura, i suoi mattoni, le sue case basse, le sue atmosfere rarefatte, i suoi vicoli deserti, i suoi portali in marmo bianco e le sue gronde in cotto d’argilla, i suoi cortili misteriosi, le sue linee rette e le prospettive antiche ma modernissime.
In effetti amo le tracce del suo passato d’avanguardia, che resistono all’usura del tempo e si oppongono alla nebbia che, anche quando non c’è, perdura nell’immaginario comune, corrodendo e indebolendo la voglia di emergere dalle paludi di cui Ferrara è stata l’antico e glorioso riscatto. Forse le nostre remote paludi e le immote nebbie ci sono rimaste dentro? Forse è la nostra stessa natura a impedirci di emergere da quel pantano esistenziale che ci invischia e ci protegge?
Amo il suo passato perché il suo futuro stento a vederlo. Ognuno si accontenta di ciò che ha, che sia proprio questo il punto?
Ripeto, amo Ferrara, ma amo un po’ meno i ferraresi di cui faccio parte… soprattutto i suoi difensori a oltranza.
La vanagloria è una brutta bestia!



Periscopio
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L’autore

Carlo Tassi

Architetto mancato, dopo vari mestieri si laurea a pieni voti in Scienze e Tecnologie della Comunicazione. Due passioni irrinunciabili come il disegno e la scrittura, poi tanti interessi e una grande curiosità verso le cose del mondo sono i motivi che l’hanno convinto a cimentarsi come autore satirico e illustratore freelance. Da anni collabora come autore e redattore nel quotidiano online Ferraraitalia. www.carlotassiautore.altervista.org
Carlo Tassi

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