7 Settembre 2015

L’EVENTO
La nuova stagione di danza della Fondazione Teatro Comunale Claudio Abbado fra visioni, sperimentazioni e rielaborazioni.

Federica Pezzoli

Tempo di lettura: 6 minuti

teatrocomunale

Sperimentazione, reinterpretazione, formazione, queste sono le parole chiave attorno alle quali è costruita la nuova stagione coreutica della Fondazione Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara, presentata sabato mattina nelle sale del Ridotto dal presidente Roberta Ziosi e dal direttore artistico Marino Pedroni, insieme a Gisberto Morselli e Francesca Pennini. Senza dimenticare la dimensione internazionale che da sempre caratterizza le programmazioni di danza estensi. L’apertura, il 7 ottobre, è affidata infatti “alla più importante compagnia brasiliana, che sarà per la prima volta a Ferrara”, ha spiegato Morselli: i 21 interpreti di Grupo Corpo, fondata nel 1975 da Rodrigo Pederneiras, porteranno sul palco “Triz” e “Parabelo”, coreografie esemplari del loro lavoro ormai quarantennale. Il 5 dicembre tornerà poi la sudafricana Dada Masilo con una rivisitazione di “Carmen” che coniuga flamenco, danza africana e contemporanea. Infine, il 14 aprile, per il finale di stagione, arriverà per la prima volta a Ferrara Israel Galván, creatore e interprete di un flamenco innovatore: il suo “La edad de oro” è un personalissimo omaggio ai grandi maestri del periodo d’oro di questa danza spagnola. “Era da tempo che desideravamo invitare Israel Galván: è forse uno dei massimi esponenti del flamenco di oggi, la qualità della sua danza è tale da aver ispirato un libro del filosofo Didi Huberman”, ci ha confidato Marino Pedroni a margine dell’incontro con i giornalisti.
Per quanto riguarda la sperimentazione, ci saranno in novembre i consueti appuntamenti con le nuove compagnie emergenti di FuoriStrada, mentre in marzo sarà la volta della nuova produzione “I am beatiful” del siciliano Roberto Zappalà. E poi le tre serate della compagnia residente Collettivo Cinetico, fondata dalla ferrarese Francesca Pennini: il 20 e 21 novembre “10 miniballetti”, “il nostro primo solo, originato da alcuni miei quaderni coreografici”, ha spiegato Francesca, e “Come il cavallo guarda il falco”, esito finale di un laboratorio con studenti universitari, poi il 3 dicembre “Amleto”, uno “spettacolo dal formato aperto in cui ogni volta quattro candidati si propongono per il ruolo di Amleto”. Proprio grazie alla residenza è sempre maggiore la collaborazione con Collettivo Cinetico che, in cambio dell’ospitalità della Fondazione, mette in scena il proprio lavoro di sperimentazione sul gesto e sulla visione e porta avanti progetti di formazione “sia con giovani artisti sia con i ragazzi degli istituti scolastici ferraresi, come quelli che erano presenti anche stamattina in conferenza stampa”: “quello pedagogico è un ambito a cui teniamo molto”. Anche in questo, secondo Pedroni, risiede il valore della residenza: “è molto importante portarla avanti, pur essendo un teatro di tradizione non una fondazione lirica e non avendo quindi gli elementi che la dovrebbero caratterizzare: una sala prove o addirittura un palco a disposizione della compagnia, una dotazione tecnica, possibilità di vitto e alloggio”.
Anche quest’anno nella prima parte della stagione ci si concentrerà su un’area linguistico-geografica specifica. Dopo il Giappone, l’area francofona del Québec con un trittico di tutto rispetto: l’ensemble Cas Public di Hélène Blackburn con la prima italiana di “Symphonie Dramatique” (9 ottobre); la danzatrice e coreografa Marie Chouinard, con due tra i suoi lavori più significativi “Prélude à l’après-midi d’un faune” e “Le sacre du printemps”, omaggio a Vaslav Nijinsky (13 ottobre); infine di nuovo una prima nazionale con la compagnia Daniel Léveillé Danse e il suo “Solitudes duo” (28 novembre), “tre duetti dal grande valore tecnico ed estetico”, ha spiegato Gisberto Morselli. “Per quanto riguarda il ciclo Focus Québec – ci ha detto Pedroni – abbiamo preparato attività collaterali di grande interesse, come per esempio gli incontri in collaborazione con l’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara sul ruolo del Canada nella liberazione di alcune zone del nostro territorio e sulla costituzione del Canada, che riconosce i diritti dei nativi e adotta una politica culturale”. Ci saranno poi appuntamenti organizzati con l’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea e il Centro Documentazione Donna e una rassegna cinematografica realizzata in collaborazione con il Conseil des arts et des lettres du Québec e la Delegazione del Québec a Roma. “L’obiettivo è costruire un percorso, una sorta di mappa se vogliamo, che ci consenta di approfondire un’area geografica e culturale di grande interesse e di grande fervore artistico”.
Non mancherà poi l’attenzione alla danza contemporanea italiana degli anni Ottanta e Novanta, con la prosecuzione del progetto Progetto RIC.CI Reconstruction Italian Contemporary Choreography. In novembre Dancehaus riallestirà “Pupilla” di Valeria Magli, mentre in febbraio Aterballetto riproporrà “e-ink” di Michele Di Stefano insieme al suo recentissimo “Upper-East-Side” e a “Tempesta” di Cristina Rizzo. Così il direttore artistico ci ha spiegato il senso di questo recupero di lavori passati: “Negli anni Ottanta e Novanta dopo un periodo di relativa stasi la danza contemporanea italiana si è andata strutturando, ma in questa fase è stata seguita da una “piccolissima tribù” di italiani. Da qui l’idea di riproporre gli spettacoli di quegli anni, come è successo per “Terramara” la scorsa stagione e altri in precedenza, perché allora sono stati visti da un numero ristretto di persone e perché ancora oggi mantengono una propria attualità e una grande qualità stilistica. Senza contare che, senza i lavori di questa epoca felice che ha posto le basi per la danza italiana contemporanea, i giovani artisti di oggi, come Francesca Pennini, sarebbero impensabili”.
Infine, nel gennaio del 2016, un grande ritorno: il Ballet du Grand Thèâtre de Genève, con l’unica tappa italiana della tournée europea della nuova creazione di Joëlle Bouvier “Tristano & Isotta “Salutami il mondo!”” ispirata all’opera di Richard Wagner. Come accade per la figura di Carmen, presente sia nella stagione di danza con Dada Masilo sia nella prosa con Mario Martone, anche in questo caso le programmazioni della Fondazione fanno dialogare fra loro i linguaggi artistici: l’appuntamento fa parte di un progetto più ampio sull’opera wagneriana che vedrà una rappresentazione di “Tristano e Isotta” anche durante la stagione lirica.
Fra le novità della stagione le due forme di abbonamento a posto fisso: “Focus più”, che comprende il ciclo Focus Québec, Dada Masilo e Israel Galván, e “Non solo classica”, con Grupo Corpo, Collettivo cinetico, il Ballet du Grand Thèâtre de Genève, Aterballetto e Compagnia Zappalà Danza. “Capiamo che acquistare dieci appuntamenti al giorno d’oggi sia impegnativo in termini economici e di tempo, perciò abbiamo scelto di dividere la stagione in due parti seguendo idealmente le parti in cui è divisa la programmazione – ci ha spiegato il direttore Marino Pedroni – ma chi desiderasse vedere tutte le serate può acquistare entrambi i turni usufruendo di due posti omaggio fra gli appuntamenti fuori abbonamento”.

Tutte le informazioni su abbonamenti e biglietti su: www.teatrocomunaleferrara.it

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Federica Pezzoli

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