di Carla Sautto Malfatto

Quella casa s’apriva e la porta era mio padre
linea discendente dalla bocca al cuore,
era radici di pavimento ed intrecci di luci
aria pulita di vetri spalancati.

Era notte sicura il suo respiro di sogni
fardelli di pensieri solo per le sue braccia,
era occhi che parlavano una lingua silente
e silenzi che m’insegnò ad ascoltare.

Ora è bianco e nero, senza spessore
sul comodino fermo e senz’anima.

La casa non si apre e la porta ha altro nome…

Nella mia casa, la mia porta
ha anche il suo nerbo.

(Carla Sautto Malfatto-tutti i diritti riservati)

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi