22 Dicembre 2014

LA RIFLESSIONE
Giovani, lo scudo dell’apparenza e il coraggio di mostrarsi

Silvia Malacarne

Tempo di lettura: 4 minuti

giovani-speranza-dolore

Questa mattina sono stata ad un funerale, a condividere il dolore di un’amica per la perdita della sua mamma. La chiesa era piena di amici, parenti, insegnanti e il dolore era ovunque, su ogni volto, in ogni sguardo. Conosco questa ragazza dalla scuola media, eravamo compagne di classe, vicine di banco, amiche. Con gli anni ci siamo perse di vista, ma abbiamo ripreso i contatti pochi mesi fa. In questa circostanza al suo fianco, a partecipare alla sofferenza sua e dei suoi fratelli, vi erano tantissimi giovani. Mi capita spesso, in circostanze differenti, di soffermarmi ad osservare la gente. Cerco di capire i loro stati d’animo, di interpretare le loro reazioni, di scovare i loro sentimenti… e spesso non è facile. In un contesto triste come un funerale, ad esempio, dove tutti sono riuniti per condividere lo stesso dolore, ognuno reagisce a suo modo. C’è chi piange senza ritegno consumando interi pachetti di fazzoletti, chi soffre in maniera intima e sommessa, chi cerca di essere forte e ricacciare continuamente indietro le lacrime, c’è addirittura chi ride, forse per esorcizzare il dolore. E poi ci sono quelli che invece sembrano non soffrire affatto; mi sono resa conto che questi ultimi sono soprattutto i giovani; quei giovani che spesso non apprezzo, quelli privi di molti valori, che vivono alla costante ricerca dello sballo, con il solo obiettivo del divertimento estremo; quei giovani che si chiudono in sè stessi, lontano da qualsiasi cosa possa renderli deboli e vulnerabili.

Oggi invece ho dovuto ricredermi. Questa mattina non ho visto i soliti ragazzini che ogni giorno vedo passare davanti a casa mia, quando escono da scuola: questi parlano a voce alta uilizzando parolacce e spesso bestemmie in ogni frase. No. Oggi, finita la messa, sono uscita dalla chiesa e mi sono soffermata sul viso di tutti i giovani e gli adolescenti che, ad uno ad uno, hanno voltato le spalle all’altare. Non ho visto sguardi sostenuti, teste alte o espressioni indifferenti; ho visto occhi lucidi, guance rigate dalle lacrime e abbracci per farsi forza l’un l’altro.
Solitamente le donne vengono considerate più emotive ed inclini al pianto, ma non erano solamente loro quelle con le teste chine e il fazzoletto in mano. Molti ragazzini vestiti alla moda, caviglie scoperte e cavallo dei pantaloni basso, mostravano sul viso un sincero dolore. E per quanto il contesto fosse tremendamente triste, mi sono ritrovata con un lieve sorriso sulle labbra. Ogni volta che mi chiedono cosa penso di questa nuova generazione, rispondo in maniera negativa. Ovunque vedo ragazzi omologati, dediti primariamente all’alcool e al fumo perchè ormai incapaci di divertirsi senza questi vizi. Vedo adolescenti maleducati, sempre pronti a rispondere con un insulto, una parolaccia, noncuranti della gente che li circonda. Ragazzi che parlano sempre e solo di superficialità, come se non volessero mostrarsi intelligenti o interessati ai fatti e ai problemi della società e della realtà in cui vivono e che li riguardano in prima persona.
Questa mattina per la prima volta dopo tanto tempo, ho intravisto uno spiraglio di speranza. Più guardavo le espressioni di quei ragazzini e più mi dicevo che forse sono io ad essere sempre pessimista e che forse non tutti i più nobili valori sono perduti. Li ho osservati prima di entrare in chiesa e sinceramente, agli occhi di chi passava di lì per caso, potevano anche sembrare una scolaresca in gita scolastica; li ho osservati quando sono usciti dalla chiesa e sembravano persone differenti. Quando cerchi di apparire diverso da come sei, ti crei delle barriere e indossi delle maschere che non sempre ti appartengono. Così quando ti immergi in un contesto che ti rende vulnerabile le barriere iniziano a cedere e il tuo vero io viene messo a nudo. E’ questo ciò di cui la nostra società ha bisogno. Basta con le falsità, l’apparenza, la superficialità; non servono persone stereotipate e conformate, ma giovani che non abbiano paura di mostrarsi per quello che sono, che sappiano ancora sognare e credere e lottare per tutto ciò che ritengono giusto, nonostante la realtà che ci circonda ci induca costantemente ad essere pessimisti.



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L’autore

Silvia Malacarne

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