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Il giornalismo alla prova del web

LA RIFLESSIONE
Il giornalismo alla prova del web

Post, tweet, hashtag. Vita politica e istituzionale per istantanee. Battute, pensieri e commenti rilanciati dal web e nei social network contestualmente a un fatto. La rete mette a disposizione una serie infinita di materiali (foto, video, informazioni, virgolettati) moltiplicando, in questo modo, i luoghi e le forme della comunicazione politica. I rappresentanti istituzionali ricorrono a canali che, come spesso succede, precedono i canali ufficiali tradizionalmente considerati fonti autorevoli di notizie.
Sintesi, velocità, immediatezza e tempestività contraddistinguono questo tipo di comunicazione personalizzata e offerta senza essere richiesta. È lì per tutti, senza filtro, per il cittadino e per i professionisti dell’informazione. L’intensificazione del flusso informativo modifica anche il contenuto dell’informazione stessa, altra cosa, infatti, sono riflessione e approfondimento sul perchè delle scelte della politica.
Il ruolo crescente assunto dal web e dai social nella prassi della comunicazione politica fornisce, quindi, quotidianamente una sovrabbondanza di informazioni, un mare magnum in cui il giornalista deve orientarsi, selezionare e ricavare la notizia inserendola nel suo contesto. Tracciare, inoltre, l’orizzonte di senso rispetto alle tante informazioni e fonti a disposizione fa parte del compito del giornalista che, nemmeno di fronte al web, può derogare alla deontologia professionale.
L’organizzazione del lavoro giornalistico non può prescindere dalle fonti della rete ma, allo stesso tempo, non deve appiattirsi su di esse: i valori notizia rimangono i capisaldi nella pratica quotidiana a cui i nuovi media faranno da corollario completamentare e utile purchè attentamente verificato e valutato. Il lavoro giornalistico è, quindi, una messa in forma, una ri-costruzione di informazioni che contribuiscono a formare l’opinione pubblica.
Nella ricchezza e complessità del web, il giornalista trova altresì contenuti e notizie generati da cittadini. Anche di fronte a tali contributi, definiti ‘citizen journalism’, il giornalista deve verificare e gerarchizzare le notizie. È proprio questa la differenza fra chi si trova a filmare e diffondere un fatto e un professionista dell’informazione.
Proprio per le caratteristiche della rete, la notizia non è mai statica e appena appare, il riverbero è inarrestabile: commenti, condivisioni, riprese. La presenza sul web e sui social (gestita da un social media manager) delle testate, infine, è importante per cogliere i temi di interesse dei lettori, allargare la conversazione e stimolare la partecipazione. Il Guardian è stato un esempio, in tal senso, di open journalism che ha permesso di essere non solo online, ma ‘nella’ rete.

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