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Il lato buono della crisi
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C’è un aspetto positivo in questa terribile crisi che ci attanaglia: la sensazione è che questi anni, incerti e sofferti, ci abbiano reso più attenti e sensibili ai veri bisogni, alle reali necessità, alla qualità dei rapporti e meno facilmente suggestionabili dal luccichio delle paillettes.
La crisi ha indotto molti a mettere da parte il galoppante individualismo e riscoprire il valore delle relazioni, il senso della solidarietà, il concetto di mutualità, il reciproco aiuto, la disponibilità a spenderci per gli altri e l’umiltà di chiedere agli altri senza eccessivi imbarazzi, in una ritrovata dimensione di civile reciproco sostegno. Siamo diventati più sensati e meno frivoli, guardiamo più all’essenza e meno all’effimero.
Significativo è il progressivo affermarsi – in ambiti ancora minoritari, ma in costante crescita – di una economia basata sul fondamento del baratto, che valorizza saperi e competenze e si orienta sul bisogno reale, piuttosto che ridurre tutto a termini monetari, con il prezzo quale unico indice di misurazione e il denaro come solo strumento di remunerazione.
La cosiddetta ‘sharing economy’ è l’esempio più dirompente di questa ritrovata sensibilità comunitaria e la dimostrazione che qualcosa sta cambiano: prestare, scambiare, condividere sono i verbi della nuova economia. Mettere a disposizione, superare gli egoismi regala una gioia nuova: il piacere della solidale complicità. Vale per le auto, per le case, per i viaggi, i libri, le biciclette, per gli spazi di lavoro e per tante altre cose. Quel che è mio non è più necessariamente solo, solamente ed esclusivamente mio possesso: può essere anche di altri e gli altri possono reciprocamente essere disponibili a condividere con me i loro beni. E questa è una gratificazione e una ricchezza immateriale che si somma al concreto vantaggio, perché si traduce in un arricchimento di rapporti e relazioni. E’ nutrimento dello spirito.
Coworking, bike sharing, car sharing, car pooling, couchsurfing, hospitality club stanno diventando espressioni che designano nuovi stili di vita. Si ricorre a forme di finanziamento comunitario per sviluppare progetti di interesse collettivo, attraverso i meccanismi di crowfunding, come ha fatto anche il nostro quotidiano [vedi]. Ci sono siti specializzati, come collaboriamo.org, ed eventi dedicati come Sharitaly. Il festival dell’Altroconsumo in programma a Ferrara per questo fine settimana, dedicherà ampio spazio al tema.
In questa visione evoluta rientra a pieno titolo anche una pratica, già più consolidata, come il ricorso alla banca del tempo, espressione di un volontariato speso e reso in forma mutualistica.
In Italia, si stima che operino 138 piattaforme collaborative, frazionate fra 11 differenti ambiti, tra i quali il crowdfunding (con il 30%), i beni di consumo (20%) i trasporti (12%), il turismo (10%), il mondo del lavoro (9%).
E’ la mentalità che sta evolvendo. Qualche anno fa, tanto per fare un esempio, l’idea di viaggiare facendo l’autostop era prerogativa di pochi, spinti da spirito di avventura, indigenza, adesione a stili di vita alternativi… Oggi invece il car pooling è una pratica diffusa, che mette in connessione persone che, di fondo, hanno verosimilmente un’impostazione valoriale e una concezione del mondo compatibile. Così, se capita di utilizzare il noto servizio Blablacar, che consente di prenotare un passaggio da una località ad un altra in date prestabilite, non solo ci si trova a viaggiare dovendo sostenere appena un piccola parte delle spese, ma spesso ci si imbatte in piacevoli situazioni di socialità, e si conoscono persone simpatiche con interessi e gusti affini ai nostri. Utilità e risparmio si tramutano in opportunità per intrecciare rapporti, per intessere nuove relazioni.
Vuoi vedere che, un po’ alla volta, dalla dittatura dell’avere cui ci siamo costretti, ritorniamo alla libertà dell’essere?

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