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La democrazia e il principio di maggioranza
cittadinanza-attiva

Se circolasse più cultura nel dibattito politico e istituzionale in corso, forse riusciremmo ad evitare un eccesso di personalizzazione che lo contraddistingue. I leader contano. I consensi sono decisivi. Ma è importante capire la concezione che guida i capi e chi li segue. Intanto una misura igienica potrebbe essere non farsi impressionare dalle legittime e semplificate propagande agitate dagli attori politici in campo.
Andiamo alla sostanza. Faccio solo un esempio. A dispetto dei classici della liberal-democrazia (Tocqueville, Stuart Mill…) che avevano ben chiaro il problema, oggi sta imperando un’equazione semplice e pericolosa: democrazia uguale a principio di maggioranza. Vediamo le obiezioni di due studiosi liberali del nostro tempo. J. Habermas scrive: “La regola della maggioranza, considerata esclusivamente come regola di maggioranza, è sciocca perché essa non è mai soltanto una regola di maggioranza. La cosa importante e decisiva sono i mezzi attraverso cui una maggioranza riesce infine a essere maggioranza. Il bisogno essenziale, in altri termini, è migliorare i metodi e le condizioni di ciò che è informazione, dibattito, discussione e convincimento.” (“Fatti e norme” Guerini e Associati). In uno dei classici sulla democrazia del nostro tempo (“La democrazia e i suoi critici” Editori Riuniti), l’americano Robert Dahl immaginando alla maniera platonica un dialogo tra ‘Maggioritario’ e ‘Critico’, segnala come una delle obiezioni più forti contro la regola della maggioranza sia proprio la sua “neutralità rispetto al merito delle questioni”.
Delineata la cornice teorica, proviamo a verificare se ci dice qualcosa circa il modo in cui si sta svolgendo il dibattito pubblico nel nostro paese. Se chi governa (il paese o un partito…) manifesta insofferenza verso le minoranze; si rifiuta di trattare e mediare; abusa del ricorso ai decreti legge e al voto di fiducia; invita chi non condivide la posizione della maggioranza ad adeguarsi nel voto parlamentare, o ad andarsene dal partito; come possiamo giudicare tutto ciò? Grande innovazione? Un cambia-verso? Penso che stiamo da troppo tempo ristagnando dentro una palude che non ci consente neanche di intravedere quale è il vero e complesso cimento che ci aspetta: far evolvere la classica democrazia rappresentativa verso una convivenza virtuosa con la democrazia partecipativa e deliberativa. Il nuovo orizzonte è una democrazia come forma sociale e non solo come fatto istituzionale e politico. Le parole chiave del nuovo lessico democratico dovrebbero essere: società della conoscenza, apprendimento continuo, cittadinanza attiva e informata.

Fiorenzo Baratelli, direttore dell’Istituto Gramsci di Ferrara

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