Home > FOGLI ERRANTI > La Sartina : Una favola del dopoguerra
(seconda parte)

La Sartina : Una favola del dopoguerra
(seconda parte)

Tempo di lettura: 6 minuti

 

Alle sei del pomeriggio Remo era già sotto il portone della sartoria con in mano un magnifico mazzo di rose dal gambo lungo .
-Ehi Valentino…dove guardi…sono quassù…prendi!
disse l’Ines dalla finestra del laboratorio.
Remo afferrò al volo un biglietto stropicciato.
Era di Lia
“Ti aspetto qui a casa mia entro le sei e mezzo ….I miei vogliono prima conoscerti…Corso Piave n. 26 ultimo piano… Corri…ti aspetto ”
E Remo corse.
Non era certamente un tipo atletico.
Non lo era mai stato.
Anzi.
Aveva sempre studiato. Molto. E quel diploma da ragioniere l’aveva fortemente voluto.

Inabile alla leva per la forte miopia, aveva così avuto la possibilità di continuare gli studi.
Avrebbe desiderato moltissimo poi proseguire, andare a Bologna all’Università. Lettere era il suo sogno.
Gli era stato offerto, subito dopo il diploma, dal suo amico fraterno Ermanno, un posto alla Cassa di Risparmio di Ferrara e accettò.

Arrivò sotto il portone di Lia decisamente stravolto.
Si ricompose alla bell’e meglio.
– Ecco …entra pure..questi sono i miei genitori… Giuseppe mio papà …e quella è mia mamma – disse Lia aprendogli con un sorriso la porta di casa.
Remo entrò con le sue rose, quasi intimorito e si sedette sulla ottomana della cucina a fianco di Lia.
Di fronte i suoi genitori e il fratello Nino.
– Così lei vorrebbe sposare la nostra Lia… – disse subito e con aria decisamente severa suo padre Giuseppe.
Remo colto di sorpresa, smarrito di fronte a quella inaspettata richiesta, volse il capo di lato a cercare la risposta negli occhi di Lia.
Lia lo guardò innamorata.
– Sì…certamente…ne sarei felice! – rispose senza esitare.
– Bene. Allora… allora adesso siete ufficialmente fidanzati e potete uscire assieme…
ma scusate… ora devo andare a finire un altro lavoretto, sempre dalla Norma… mi raccomando… attenzione vero …Ah… il suo nome?
– Remo papà… Remo – disse Lia felice.
– Bene… bene… e domenica la aspettiamo per il pranzo…

Il fidanzamento durò un anno.
E fu il più bello della vita di Lia.
Remo la veniva a prendere ogni sabato pomeriggio, con la sua Balilla, per andare subito dopo in piazzetta San Michele, dove c’era la sartoria. Nell’androne della casa infatti li aspettavano  Anna, Ines e i rispettivi morosi per una passeggiata nel centro.
Le tre donne davanti e i fidanzati dietro.

Più che una passeggiata sembrava una sfilata di moda.
Terminato l’orario del lavoro infatti le tre sartine si fermavano quasi ogni sera in sartoria, per confezionare il loro vestito nuovo da mostrare poi alla città, sedute ai tavolini della pasticceria Bida.
Quelle ore passate assieme alle sue compagne rimasero per sempre nel suo cuore.
Ridevano… si  raccontavano tutto… Si sentiva libera di confidare ogni cosa alle sue amiche, mentre le loro mani con grande sapienza confezionavano piccoli capolavori fatti con ago e filo.

Il giorno delle nozze fu fissato per il 25 aprile.
Mancava solo un mese e Lia non aveva però il danaro per il suo abito da sposa.
Aveva quindi deciso di sistemare un abitino bianco, trovato a poco prezzo a Bologna.
Non voleva chiedere soldi a suo papà. Sapeva che servivano per far studiare suo fratello Giovanni. E per Lia studiare aveva la priorità su tutto.
– Adesso poi mi dite perché mi avete fatto venire fin qui… l’unica serata libera che abbiamo… e
con tutto quello che devo fare ad una settimana dal matrimonio! – disse Lia alle amiche che l’avevano chiamata insistentemente in sartoria .
– Siediti e smettila di brontolare… Dai Anna prendilo! E tu… occhi chiusi … e non sbirciare! – disse Ines all’amica.
Anna tornò dal laboratorio con in mano una gruccia, a cui era appeso un qualcosa di lungo, tutto avvolto in un panno scuro.
– Dai cosa aspetti: aprilo!
Lia meravigliata non sapeva proprio cosa pensare. Si avvicinò alla confezione e tolse il panno.
– Non è possibile! – disse, alzandosi di scatto in piedi e portando le mani al viso, quasi a voler trattenere alcune lacrime che non ce la facevano proprio a rimanere dentro.
-Ma… è l’abito da sposa della Bianchini!
-Siii… non lo è mai venuto a ritirare… tu non  sai nulla… non si è sposata! Con calma ti racconteremo… L’abbiamo preso noi per darlo a te. È il nostro regalo… Te lo meriti tutto!! –
Lia non sapeva più cosa dire e cosa fare.
Guardava quell’abito, con cui era iniziata alcuni anni prima per lei una nuova vita.
Stringendo a sé in un abbraccio fortissimo le sue amiche in quel momento pensava che, nonostante fosse nata in una famiglia con poche possibilità e non sapesse scrivere neppure una frase senza fare trenta errori, tutto l ‘amore ricevuto aveva trasformato la sua vita in una bella favola.

E arrivò il giorno delle nozze. Il cuore di Margherita Rosalia, per tutti Lia, non era mai stato più felice di così.
Dopo un anno dal matrimonio nacque il primo figlio, un maschietto di oltre quattro chili.
E poi, l’anno successivo, Rita una dolcissima bambina dagli occhi celesti.

La vita di Lia adesso cambia rapidamente, ma il cuore di Lia è grande e contiene anche tutta la fatica per un nuovo lavoro, molto più duro, non più da sartina, dopo la chiusura della sartoria negli anni Sessanta e soprattutto per la malattia del marito, iniziata troppo presto.

Nasce un’altra bambina.
Il Tempo non è amico delle favole e si porta via il grande amore della sua vita.
Bisogna farsi coraggio per continuare la vita da sola, con tre figli e allora ogni mattina, comprimendo il petto, rimprovera il suo cuore che comincia a far le bizze: “Sopporta cuore” – diceva… e fermo all’obbedienza restava il cuore costante, tenacemente.
Improvvisamente, e ancora molto giovane, Rita si ammala gravemente tanto da morirne. Il cuore di Lia vorrebbe correre lontano, fino a raggiungerla.
I battiti, dicono preoccupati i medici, è da troppo tempo che non sono più regolari.

“Ma non è così” – dice scherzando Lia guardando i suoi cinque nipotini – “non sanno solamente decidere da quale parte stare!”. E’ il desiderio di rivedere i loro sorrisi, che la aiutano ogni volta che deve tornare in ospedale
Come la sera del 31 ottobre del 2010, ma questa volta lo sa che è l’ultima
Allora il cuore di Lia aspetta.
Aspetta il giorno dopo, la mattina di Tutti i Santi, per tornare a battere lassù vicino al suo Remo.

La Prima Parte puoi leggerla [Qui]

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi