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La scelta del Quirinale e la scelta dei cittadini

L’interpretazione della norma costituzionale, in merito a quello che sta incredibilmente succedendo, potrebbe portarci fuori strada, far perdere tempo prezioso e, come al solito, incanalarci in quelle amene discussioni alle quali possono partecipare solo gli ‘addetti ai lavori’: quelli che di diritto vivono, come quando si tratta di economia, 5, 50 o 100 persone decidono quello che è giusto a prescindere, e 60 milioni di cittadini obbediscono.

La mossa di Mattarella potrebbe anche andare, invece, al di là del giuridicamente giusto o sbagliato. Oppure potrebbe non avere nulla di giuridico ed essere giudicata esclusivamente dal punto di vista politico, perché è indubbiamente la politica che risentirà di questa scelta.
E la politica, prima ancora del rapporto giuridico, ha un rapporto diretto con la gente, le persone, i cittadini che avevano effettuato una scelta, senza ragionare di regole giuridiche, ma semplicemente su quello che avrebbero voluto i loro rappresentanti dovessero fare. Tra questo sicuramente c’era il mandato a ridiscutere i termini della nostra presenza nell’Eurozona.

E ridiscutere non voleva dire necessariamente uscirne, ma semplicemente ridiscutere della difesa dei nostri lavoratori, delle nostre aziende, del credito, del debito, del ruolo di istituzioni come la Banca Centrale Europea e, perché no, dello stesso Parlamento europeo. Insomma i cittadini hanno affermato, probabilmente, che forse era giunta l’ora di mettere al centro del tavolo di discussione l’Europa dei popoli, lasciando da parte l’Europa della finanza, delle banche e anche del debito, della cattiveria tedesca e della supponenza francese.
Ridiscutere, quindi, in termini politici proprio perché, in un mondo normale, la politica viene prima dell’economia, dello spread, dei mercati finanziari e persino della regola giuridica, espressione della volontà di regolare comportamenti e azioni che un popolo si deve dare per convivere civilmente.

La Costituzione, nell’idea dei padri costituenti, assegna saggiamente pesi e contropesi, attribuisce poteri ad alcuni e controllo ad altri, ma è fondamentalmente espressione di una democrazia parlamentare e il Parlamento è espressione della volontà popolare che ne detta la politica, quindi cosa vuole o non vuole si faccia.
Non ci potrà mai essere una interpretazione giuridica della Costituzione che possa cambiare tutto questo. Il Presidente della Repubblica nella nostra Costituzione può indirizzare, consigliare, a volte rifiutarsi, ma poi deve cedere alla volontà del Parlamento e quindi del popolo. Non può diventare egli stesso una figura politica perché non è questo il suo ruolo e quindi può andare bene rifiutare un ministro perché inquisito, oppure perché non chiara espressione del voto popolare, ma non può andare bene rifiutarlo perché ritiene di dover difendere ciò che il popolo non vuole difendere.
Egli dura in carica sette anni, quindi di più di una normale legislatura seppur questa durasse per tutto il suo arco temporale, e per questo potrebbe veder mutare il volere dei cittadini. Potrebbe essere stato eletto da una maggioranza poi cambiata e tutto questo prefigura un suo essere al di sopra delle parti, ovvero si potrebbe trovare a difendere il mutato volere del popolo. Ma dovrebbe farlo senza ripensamenti e non, come si sta facendo, ritenere la maggioranza precedente migliore e più meritevole di tutela di quella attuale. Perché alla fine quello che si sta proponendo è un nuovo governo appoggiato dal Pd e probabilmente da Forza Italia, che senso avrebbe tutto questo per la democrazia?

Il Presidente della Repubblica vuole Cottarelli, ma chi è Cottarelli se non un uomo delle banche ed espressione della finanza? Anche i partiti dell’opposizione dovrebbero rifiutarsi di assecondare questa ‘follia’, riconoscere dignità al voto popolare e all’autonomia di scelta politica dei cittadini. Che tipo di società si aspettano possiamo costruire con questi presupposti? Un’Italia guidata dallo spread, dal volere tedesco di mantenere le sue prerogative cedendo qualcosa alla Francia e controllata da un asse politico interno Pd–Forza Italia (perché questo sarà il futuro blocco europeista in antitesi agli scettici, populisti e riformatori) che magari finge di combattersi per dare l’idea che sia ancora possibile il dibattito politico.

Tutti i media che contano si sono già schierati a loro volta a difesa dello status quo, delle banche e del finanziamento degli Stati attraverso il mercato senza tutela delle banche centrali: Draghi santo subito, l’austerità (degli altri ovviamente) il mezzo per estinguere le nostre colpe.

A questo punto le prossime elezioni potrebbero essere un referendum che richiamerà alla mente quello del 1946.

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