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Ecco i nazionali di Uguale od opposto, lo sport inventato a Ferrara

LA SEGNALAZIONE
Ecco i nazionali di Uguale od opposto, lo sport inventato a Ferrara

Uguale-opposto
Tempo di lettura: 5 minuti

di Alice Pelucchi

Sarà capitato a molti, da bambini, di iniziare a inventare un gioco insolito, con regole bizzarre, strani strumenti, avversari immaginari… Per quasi tutti la fantasia si è però esaurita lì. Poi si cresce e magari ci si dedica allo sport, ma a uno che esiste già, ben chiaro e definito. Per qualcuno invece quel semplice gioco diventa qualcosa di più complesso, la fantasia si fa reale e si iniziano a contagiare anche altre persone. È quello che è successo a Mattia Micai, un ragazzo ferrarese che, da un divertimento d’infanzia, è riuscito non solo a creare uno sport vero e proprio, ma a farlo in modo collettivo, con il contributo di tutti quelli che negli anni hanno voluto farsi coinvolgere. “Uguale od Opposto è nato proprio qui, a Vigarano Pieve, sotto un rusticano”, racconta Mattia. “Era il 1989 e da allora di difficoltà per lo sviluppo di questa idea ne abbiamo incontrate e ne incontriamo sempre di nuove. Il regolamento, ad esempio, è in fase di definizione continua. Ma l’ascolto delle opinioni e dei suggerimenti delle persone che negli anni sono venute in contatto con questa disciplina rappresenta uno dei nostri punti di forza.”

Nonostante sia nato proprio a Ferrara, Uguale od Opposto, non è però forse così conosciuto da tutti qui in città. In sintesi, si tratta di un duello con bastoni gommati lunghi un metro, metà bianchi e metà rossi (i “bacchi”), nel quale il punto viene assegnato a chi colpisce l’avversario quando i bastoni sono girati all’estremità favorevole: dello stesso colore per chi dei due ha scelto di essere Uguale e di colori diversi per chi ha scelto Opposto. Può sembrare complicato e macchinoso detto così. E in effetti lo è.
Come spesso accade, il modo migliore per conoscere davvero qualcosa è andare a vederla e provarla. Una buona occasione sarà il 17 maggio, alla palestra comunale di Pontelagoscuro, quando si terrà il loro annuale Torneo Nazionale, giunto già alla quinta edizione. “Nazionale” perché Mattia è riuscito a portare il suo sport anche in altre città italiane.
“Abbiamo aperto diverse scuole negli anni. Ora ce ne sono a Cento, a Bologna, a Milano e recentemente ne è nata una anche a Verona. Da Padova verrà poi a trovarci Giovanni Rapisardi con i suoi allievi di scherma.” Uguale od Opposto ha infatti molto a che vedere con la scherma , pur mantenendo una propria identità nelle regole e nei movimenti, e può anche essere vista come un valido supporto per la più “nobile” e consolidata arte. “Molti maestri di scherma hanno visto in questo sport un esercizio propedeutico alla loro disciplina, in grado di far crescere il livello di preparazione dei propri atleti. A breve abbiamo in programma un progetto che vedrà integrate le due attività. Si tratta di un campus estivo, organizzato con il maestro Federico Meriggi di Ferrara, in cui si incontreranno e confronteranno schermidori e “bacchiatori”, con esercizi di scherma, Yoga e Uguale od Opposto.”

La difficoltà di creare qualcosa di nuovo è proprio nel riuscire a integrarsi con quello che preesiste, dando però una struttura propria e definita, che possa essere condivisa dagli altri e appresa. “La nostra disciplina è concepita come un albero”, spiega Mattia, “suddiviso in tre rami principali. Nel ramo della Tecnica, il “bacchiatore” si esibisce in movenze, chiamate “Cicli”, equivalenti ai Kata giapponesi, mentre il ramo della Pratica riguarda la crescita attraverso il combattimento. C’è poi il ramo della Teoria in cui ci si forma prima come animatore, poi come istruttore e infine come Maestro.” Un percorso lungo e difficoltoso, che offre soddisfazione a chi riesce a proseguire e si impegna, come nella tradizione delle arti marziali. Non è detto, però, che sia per forza questa l’estrazione di chi inizia: c’è un lato legato alle evoluzioni della giocoleria che risulta subito divertente anche per chi non ha la minima esperienza in ambito schermistico.
Ma quanto ci si mette, partendo da zero, per iniziare a sostenere un combattimento in maniera dignitosa? “Impossibile dirlo. Abbiamo visto la più grande varietà: c’è chi arriva e già in mezza giornata è in grado di fare delle mosse di media difficoltà e di metterle in pratica in un contesto di combattimento. Infatti un conto è studiare una mossa, in allenamento, un’altra cosa è unirla al combattimento in cui non si tratta più unicamente di introspezione, ma anche di fare attenzione al tuo avversario”.

Alla base di questa disciplina c’è quindi la ricerca di un confronto non violento con l’altro. Sono perciò previsti falli per i colpi portati con troppa forza, ma è anche scoraggiata la violenza di qualsiasi altro genere, come quella psicologica del vincitore che infierisce sul perdente. E’ infatti considerato fallo chiamare il punto che si è appena messo a segno; è invece compito di chi lo subisce ammetterlo. Il tutto contribuisce a cambiare il proprio atteggiamento verso gli altri, anche e soprattutto nella vita quotidiana. “Spesso un modo per dirimere le questioni che abbiamo in sospeso tra di noi è proprio rappresentato da una sfida ad Uguale od Opposto”, conclude Mattia, ”così si incanalano le energie per essere motivati e combattivi, sempre con il massimo rispetto, in un duello che sia il più possibile avvincente e reale”.

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