11 Giugno 2015

LA STORIA
I suonatori di campane sospesi fra il cielo e la terra di Ferrara

Federica Pezzoli

Tempo di lettura: 7 minuti

cella campanaria del Duomo

“È come un colpo di fulmine”, così Raffaele tenta di spiegarmi come lui e gli altri sono diventati i Campanari Ferraresi. La cella campanaria diventa il palcoscenico di un corteggiamento a metà fra cielo e terra: ragazzi, giovani e meno giovani, rimasti affascinati dalle campane, queste signore maestose e leggiadre allo stesso tempo, che ti catturano al primo incontro ma vogliono una lunga frequentazione prima di rivelarsi interamente.

Forse non molti sanno che proprio a loro si deve il ritorno dell’arte campanaria nel territorio provinciale dopo una pausa di oltre mezzo secolo, generata dalla corsa all’elettrificazione delle torri a partire dal secondo dopoguerra. Non per niente il loro motto è “Naturam expellas furca, tamen usque recurret”, “Anche se vorrai scacciare la natura con la forca, ritornerà sempre” (Orazio, “Epistolae”, 1, 10, 24)

campanari ferraresi
I Campanari Ferraresi attorno al Giorgione

“Tutto è iniziato intorno al 2000: Francesco ha trovato un foglio con una sequenza di numeri attaccato a un armadio del campanile di San Gregorio, la sua parrocchia in via Cammello, e ha provato a tirare le corde assegnando un numero a ogni campana; il caso, o forse il destino, ha voluto che Giovanni passasse di lì proprio quella mattina e appena sentito il suono delle campane è entrato per vedere chi stesse suonando”. Giovanni è Giovanni Vecchi, il “capo” come lo chiamano tutti, il maestro campanaro alla cui perseveranza – per non dire testardaggine – si deve la nascita e la crescita del gruppo ferrarese. “Gli ha chiesto se voleva imparare a suonare e diventare campanaro – continua Raffaele – Francesco ha coinvolto suo fratello Filippo e poi anche me, parlandomene durante le prove del coro in cui cantavamo. Mi sono incuriosito e ho voluto assistere: ammetto che all’inizio ho chiuso gli occhi, perché le campane erano troppo vicine”, alla fine della serata però li ha riaperti e da allora Raffaele, come gli altri campanari, non è più stato capace di staccarli dalle campane.

I nostri suonano secondo la particolare tecnica del “doppio” alla bolognese: un sapere antico di cinque secoli, tramandato per lo più oralmente da una generazione di campanari all’altra che, sottolinea, “è presente solo nel bolognese, sulle colline modenesi, a Ferrara e provincia grazie a noi, e nella Romagna”. “È una tradizione di suono delle campane unica nel suo genere, in cui ogni campanaro si trova a stretto contatto con la campana, suonando direttamente nella cella campanaria. Le sue diverse declinazioni sono: doppio a cappio, “a ciappo” in gergo campanaro, doppio a trave, scampanio. Nella prima la campana si fa oscillare con le corde, i “ciappi” appunto, mentre nella seconda si governa dalla stanga, che è la parte dove si lega la campana, quindi si suona stando sopra le travi dell’incastellatura che la regge. La tecnica dello scampanio, invece, si esegue con le campane fissate mentre un solo campanaro, attraverso sottili corde collegate alla parte terminale del battaglio, suona muovendo sia le mani sia i piedi”.

doppio a trave
La tecnica del suono a trave
doppio a cappio
I campanari suonano il Giorgione a cappio

“La prima volta che ho provato è stata a Corporeno, vicino a Cento, perché allora a Ferrara non c’erano ancora campanili dove poter suonare e quindi dovevamo spostarci”. La consacrazione ufficiale dei Campanari Ferraresi, infatti, è stata nell’aprile 2007 il ripristino al suono manuale della cella campanaria del campanile della Cattedrale, ristrutturata grazie ai campanari stessi. A loro si deve anche il restauro della cella della Basilica di San Giorgio fuori le Mura, inaugurata nell’aprile del 2011, e di altre torri della nostra Provincia. Su commissione della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici delle province di Ferrara, Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini, nei mesi scorsi sono stati impegnati nella ricostruzione delle incastellature della campane della chiesa di S. Carlo in via Giovecca, danneggiata dal terremoto del 2012. Gli chiedo quante campane ci sono a Ferrara e quale sia la più antica: “nel Duomo ce ne sono cinque, in San Giorgio quattro e in San Carlo tre, poi ci sono i campanili del territorio, da Guarda Ferrarese a Massafiscaglia, a Sette Polesini, prima del terremoto suonavamo anche a Vigarano Pieve e a Mirabello. La maggior parte delle campane ferraresi è stata fusa a metà Ottocento, la più antica che suoniamo è il Giorgione, la campana maggiore del Duomo: è “nato” per così dire nel 1607 e pesa più di 2.400 kg, servono da quattro a otto campanari per muoverlo. Quelle della Torre dell’Orologio del Castello non sono suonabili con la nostra tecnica, ma risalgono addirittura alla fine del Cinquecento”.

“Quanti siete voi Campanari Ferresi?”, domando a Raffaele. “Poco più di una decina: i primi a lavorare con Giovanni sono stati Francesco e Filippo. Antonio, Andrea e Giacomo, sono i più giovani. Nella vita facciamo tanti mestieri diversi, ma tutti siamo rimasti stregati da queste vecchie squillanti signore”. Vengo a sapere che nel gruppo ci sono anche due donne: Barbara, docente di fisica all’università, e Naike, che fa l’avvocato.

campanari ferraresi
Alcuni dei Campanari Ferraresi

“Ma cosa c’è di così particolare per farvi arrampicare fino lassù?”, scherzo. “Oltre allo spirito di squadra, che è fondamentale per suonare campane da centinaia di chili e che va anche al di là di questo, c’è il suono, la musica delle campane, a volte mi fa quasi venire i brividi. Il suo fascino sta anche nel fatto che è praticamente impossibile trovare un suono uguale a un altro, ogni gruppo di campane ha la propria voce, il proprio timbro specifico, perché ognuno ha la propria storia: è come se suonando cantassero la propria vita e quella del proprio campanile”. Infine “sento di fare qualcosa di bello e importante recuperando e tenendo viva la memoria di questa tecnica storica: oggi, con tutti i rumori che ci circondano, facciamo meno attenzione, ma una volta il suono delle campane si stagliava sul silenzio della vita dei nostri antenati: era il segnale dell’ora del riposo e della festa, il richiamo al lavoro o alla preghiera. Ecco, mi piace pensare di suonare strumenti che hanno secoli di vita e che quello che fanno è lo stesso suono che udivano i ferraresi di quattrocento anni fa”.

 

Se volete saperne di più sui Campanari Ferraresi e la campaneria: appuntamento venerdì 12 giugno alle 21 alle presso il Convento di San Giorgio Fuori le Mura per “Ferrara e i Campanari: una voce ritrovata” 

Link correlati: Campanari Ferraresi


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