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Signora Li(n)a stasera
stai con tuo marito

LA STORIA
Signora Li(n)a stasera
stai con tuo marito

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Tempo di lettura: 4 minuti

Arrampicata lassù, un po’ in bilico e con naso e viso sporchi di bianco, ecco spuntare Lina.
La scala sorregge il suo peso un po’ traballando, ma nonostante questo lei si sposta, con un’abilità degna di un acrobata, da un arco a un muro, da una parete all’altra, da un rosa a un bianco. Stamattina l’ho vista armeggiare sotto l’arco d’entrata al mio palazzo, intenta a staccare il vecchio e polveroso intonaco e a lasciare scoperto un colore rosa intenso e acceso.
Lina scrosta, dipinge, pulisce, lima, liscia, scolora, colora. Ogni giorno per un mese, al caldo, al fresco, sotto la pioggia scrosciante, il vento fresco o il sole cocente. In questo mese di luglio strano per tutti, le temperature variano ogni giorno, ma lei è lì sempre. Deve finire quel lavoro un po’ tedioso ma per lei uguale a qualsiasi altro. Non è magra né agile, e per questo fatica un po’ a salire e scendere dall’impalcatura sgangherata ma rossa fiammante, con qualche tocco di blu. Un giorno l’ho vista lavorare su una scaletta, un altro su una sedia, una misera sedia che sostituiva un’altrettanto misera scala. Ma lei continua, imperterrita, lo fa quel lavoro, così come fa, ormai da tempo, ogni sorta di lavoro che l’aiuti a arrotondare il magro stipendio di portiera notturna. Da anni ha un secondo lavoro. Da troppo tempo, ormai. Ma questa è la vita, la sua. Oggi i calcinacci scendono sui suoi capelli raccolti, un tempo lunghi, curati e lucidi. Prima che si sposasse, prima che si separasse, era bella, agile e più sottile. Poi tutto è cambiato. Calcinacci e polvere avevano iniziato a calarsi sul suo viso, quasi fossero ricordi di bei tempi passati, pronti a coprire speranze e sogni, a cadere, inutilmente, a terra. Il muro si sgretola un po’ così come i suoi intensi rimpianti di scelte non fatte. La scaletta è ripida ora, come le difficoltà e le umiliazioni che ogni giorno deve affrontare. Ma Lina lavora con fatica a viso aperto, con coraggio e ostinazione, grazie anche all’amore ritrovato, un marito che lo è di fatto e non per legge ma che è sempre accanto a lei. Ogni giorno, ogni notte. L’amore era arrivato senza preavviso, un freddo giorno di novembre, durante una visita a un museo. Una delle poche volte che aveva deciso di andare a visitare un’antica sala piena di busti romani (che avrebbe scoperto essere copie), vi avrebbe trovato la felicità, presentatasi nella voce calda di Lukas che le chiedeva dove semplicemente si trovava il guardaroba. Da allora non si erano più lasciati, nonostante qualche mese di distanza per un lavoro in Bielorussia che Lukas aveva dovuto accettare per mettere da parte qualche risparmio.
Anche Lina lavorava, per lei, per Lukas, per un futuro migliore. Lo aveva sempre fatto, d’altronde. Anche oggi Lina lavora, come sempre. Olio di gomito, colori che se ne vanno, altri che ritornano. Qualche gocciolina di sudore, macchie di vernice bianca e grigia sulla salopette o sulla maglietta a righe e una bottiglia d’acqua ormai quasi vuota.
Un attimo e tutto cambia. Lina scivola, la vedo cadere. Non si fa nulla, credo. Almeno non fisicamente. Sotto la scaletta vi è, infatti, una copia del giornale di ieri, con la lista dei passeggeri dell’aereo abbattuto in Ucraina che scorre sotto i suoi occhi, così come i grani di un rosario scorrono velocemente fra le dita. Improvvisamente quel bel colore chiaro delle iridi diventa scuro. Un momento, una letta prima disattenta e poi freneticamente più attenta a quelle pagine volanti stropicciate e il più nero e profondo baratro sembra avvicinarsi a lei, inesorabile, funesto, spietato, impassibile. Riconosce alcuni nomi, la famiglia della sua migliore amica. Spera solo in un errore di ortografia, errore che potrebbe cambiare tutto. Una lettera, magari una semplice consonante in più o in meno potrebbe fare la grande, l’enorme differenza. Una speranza appesa a una letterina. Se solo fosse così…
Ecco che allora Lina scompare. Ieri c’era, oggi non più. Il lavoro è finito, credo. O forse Lina sta convulsamente cercando l’errore di ortografia.

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