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L’Alma Mater a Pompei: Gli archeologi dell’Università di Bologna al lavoro a Pompei il 15 giugno all’Aula Prodi di Bologna

Tempo di lettura: 6 minuti

da: ufficio stampa SBArcheo Emilia-Romagna

Gli Archeologi della Soprintendenza di Ercolano Pompei e Stabia e dell’Università di Bologna raccontano i lavori in corso a Pompei (Regiones III, IV, V, IX) nel Piano della Conoscenza promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nell’ambito del Grande Progetto Pompei

Aula Prodi del Complesso di San Giovanni in Monte
Piazza San Giovanni in Monte 2
BOLOGNA

Introduzione di

Ivano Dionigi (Rettore dell’Università di Bologna)
Giuseppe Sassatelli (Direttore del Progetto dell’Università di Bologna)
Luigi Malnati (Soprintendente Archeologo per l’Emilia-Romagna)

Presentazione del Progetto a cura di Massimo Osanna (Soprintendente Archeologo di Pompei Ercolano e Stabia) e degli archeologi dell’Ateneo coordinati da Enrico Giorgi (responsabile del Progetto dell’Università di Bologna)

Il Grande Progetto Pompei
Il Piano della Conoscenza si inserisce nel più ampio quadro del Grande Progetto Pompei, promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e alimentato con importanti finanziamenti provenienti dalla Comunità Europea. Nell’ambito di questo progetto, oltre al Piano della Conoscenza, è previsto anche un Piano delle Opere che punterà a mettere in cantiere gli interventi necessari per la tutela delle strutture antiche.

In accordo con il Soprintendente Massimo Osanna e con la direttrice degli Scavi di Pompei Grete Stefani, il Piano della Conoscenza è diretto dal Generale dei Carabinieri Giovanni Nistri. Luigi Malnati, attuale Soprintendente Archeologo per l’Emilia Romagna, ha coordinato il gruppo di progettazione del Piano della Conoscenza.

Si tratta di un’operazione ambiziosa e quanto mai opportuna che mira a intervenire rapidamente e con le giuste competenze per far fronte alle urgenti necessità di conservazione e valorizzazione del principale sito archeologico vesuviano.

Pompei va considerata un contesto archeologico unico al mondo con problemi di conservazione e tutela estremamente complessi e senza eguali. Tali problemi sono legati, ad esempio, alla storia antica del sito e poi a quella degli scavi moderni. Basti pensare che la maggior parte dei complessi edilizi ha subito gravi danni prima per il sisma e l’eruzione del 62 e del 79 d.C., e poi per l’inevitabile esposizione alle intemperie per oltre due secoli (i primi scavi risalgono alla metà Settecento).

Per queste ragioni sarebbe certamente utile non nascondere al grande pubblico tali complessità, indulgendo a facili allarmismi di sicuro effetto propagandistico ma capaci solo di creare un diffuso sentimento di sfiducia nelle istituzioni che non ha alcun riscontro con la realtà. Il lavoro degli archeologi e dei conservatori italiani e dei molti colleghi stranieri dovrebbe invece essere preso come esempio positivo per le capacità e le energie quotidianamente messe in campo.

Il Piano della Conoscenza
Il Piano della Conoscenza è un programma di documentazione analitica dello stato di conservazione di Pompei che prevede il rilievo topografico e la mappatura del degrado di tutte le strutture. A questo scopo nella scorsa primavera si è tenuta una gara che prevedeva l’assegnazione dell’intero sito, diviso in 6 lotti, ad altrettanti Operatori Economici. L’Università di Bologna è così giunta all’assegnazione del Lotto 3.

Il progetto dell’Università di Bologna è diretto da Giuseppe Sassatelli.

Il Lotto 3 corrisponde alla zona settentrionale di Pompei (Regioni III, IV. V, IX), tra via Vesuvio e via di dell’Abbondanza, ossia a un settore ben noto agli archeologi dell’Ateneo di Bologna, impegnati sin dal 1999 nell’Insula del Centenario nell’ambito del Progetto Vesuviana (poi esteso anche al sito di Ercolano). In questa parte della città si trovano alcuni complessi di grande interesse e impatto monumentale come le Case delle Nozze d’Argento e di Lucrezio Frontone o le Terme Centrali. Lungo via dell’Abbondanza sorgono inoltre la Casa dei Casti Amanti (riportata in luce solo negli anni Ottanta), la Casa di Giulio Polibio (che conserva ancora resti del mobilio) e infine la nota Schola Armaturarum (spesso chiamata Casa dei Gladiatori).

Grazie a questo importante risultato, che ha permesso all’Università di Bologna di distinguersi a livello nazionale, i ricercatori e gli operatori del Dipartimento di Storia Culture Civiltà-Sezione di Archeologia hanno intrapreso i lavori sul campo all’inizio della primavera di quest’anno. Il progetto di svolge in collaborazione con altri colleghi provenienti da altri Dipartimenti dell’Ateneo, ma anche di altri Atenei come l’Università di Modena e Reggio Emilia e l’Università Politecnica delle Marche.

Sul piano operativo il Piano della Conoscenza prevede 3 linee principali di intervento:

• Rilievo plano-altimetrico delle strutture edilizie, dettagliato in scala 1:50 inquadrato nel sistema topografico generale.

• Rilievo fotogrammetrico degli elevati e dei pavimenti sulla base di un archivio di immagini ad alta risoluzione acquisite con criteri rigorosi adatti al contesto architettonico.

• Mappatura del degrado delle strutture condotta da squadre ispettive multidisciplinari composte da professionisti esperti di edilizia antica (archeologo, restauratore, architetto, ingegnere strutturista).

Gli operatori dell’Ateneo di Bologna, complessivamente alcune decine di unità, sono organizzati in squadre di specialisti al lavoro quotidianamente sul campo nelle varie attività previste dal cronoprogramma. Il solo rilievo topografico, ad esempio, si avvale di una coppia di GPS, quattro stazioni totali e due laser scanner, utilizzate da squadre di circa tre operatori specializzati ciascuna. Parallelamente operano le Squadre Ispettive, composte ciascuna da archeologo, restauratore, architetto, ingegnere strutturista, impegnati nella mappatura del degrado di circa 11mila superfici.

Allo stato attuale e in via di completamento la documentazione della Regio V e nelle prossime settimane si prevede di intraprendere quella della Regio IX.

Caschetto da lavoro giallo, giubbotto arancione ad alta visibilità e maglia blu con il logo dell’Ateneo di Bologna permettono facilmente di distinguere gli operatori al lavoro, spesso disponibili anche nel fornire chiarimenti e indicazioni di cortesia ai molti turisti curiosi.

Il progetto è una importante opportunità per mettere a frutto le approfondite competenze maturate in ambito universitario da parte dei tecnici e degli esperti del settore, ma anche una straordinaria palestra per giovani studenti, allievi della Scuola di Archeologia di Bologna, che attraverso questa esperienza nel sito archeologico di rinomanza internazionale, e al tempo stesso assai complesso, possono assistere e seguire queste operazioni, usufruendo una occasione formativa eccezionale e irripetibile. Al termine del progetto decine di giovani archeologi avranno sviluppato capacità e competenze che li renderanno fortemente competitivi a livello professionale.

Tutto questo viene illustrato il 15 giugno nell’Aula Prodi di S. Giovanni in Monte da chi sta concretamente facendo il lavoro a Pompei: un’iniziativa pensata sia per esperti, docenti e studenti che per il più vasto pubblico, vista la rinomanza dell’area e del progetto.


Il Piano della Conoscenza (Organigramma)

Giovanni Nistri (Direttore Generale)
Francesco Sirano (Responsabile del Procedimento)
Alberta Martellone (Direttore dei lavori nel Lotto 3)

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