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di Maria Luigia Giusto

Le città nascono, si alimentano delle interazioni con la gente e con gli elementi naturali, crescono, si espandono, a volte si dilatano per poi esplodere e sparpagliare meteore nello spazio intorno. Le città si concentrano e raccolgono intorno ai loro simboli, ai luoghi che la storia ha lasciato, che l’uomo ha voluto ricordare. E se passeggiando sembra ogni giorno che non cambi niente, che sia tutto al solito posto, aguzzando lo sguardo e andando oltre i confini del pensiero, si possono cogliere dettagli mai visti, o visti da sempre, ma mai guardati, elementi antropici o naturali che si lasciano (ri)scoprire da occhi curiosi e visionari.
Mi fermo a guardare il castello estense immerso nella sua stessa acqua sciogliersi e ricomporsi nelle increspature, con le torri affogate, le finestre nicchie dei padroni dell’acqua, i ponti galleggianti come zattere: un’Atlantide rinascimentale. Calvino scriveva “il mondo si legge all’incontrario”. Non a caso si trattava di un castello.

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