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L’autoesclusione, un malessere emergente

Pochi giorni fa un giovane ragazzo di Torino si è lanciato dalla finestra del quinto piano dopo che la madre aveva minacciato di togliergli il computer, che a quanto pare era rimasto il suo unico contatto con il mondo esterno, da quando, alcuni mesi prima aveva deciso di non andare più a scuola.
Dalle prime notizie pare trattarsi di un hikikomori. Il termine che si può tradurre come autoescluso, è stato coniato in Giappone nel 1998 da Saito Tamaki, direttore del dipartimento psichiatrico dell’Ospedale Sofukai Sasaki, ed indica sia la malattia sia chi ne soffre.
Perché è una vera e propria malattia, quella che porta i giovanissimi a rintanarsi letteralmente non solo in casa, ma addirittura nella propria camera da letto, dove trascorrono le giornate leggendo, usando il computer, e da dove non escono nemmeno per mangiare. E’ l’unico modo che questi soggetti hanno per evitare la società, vissuta come un pericolo, una minaccia.
Si tratta di un fenomeno nato in Giappone dove la società esercita una forte pressione alla realizzazione sociale, di fronte alla quale i giovani provano molta paura di non riuscire a soddisfare le aspettative che vengono riversate su di loro, e che genera un sentimento di vergogna e di inadeguatezza di fronte alla consapevolezza di un loro possibile fallimento.
Un fenomeno complesso e ancora poco conosciuto che, come isola, va isolato.

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