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Lavoro, proseguono in Emilia-Romagna gli ammortizzatori in deroga fino al 31 dicembre 2014

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Tempo di lettura: 2 minuti

da: ufficio stampa giunta regionale Emilia-Romagna

L’ok è arrivato oggi con la firma, in Regione, dell’Intesa con le parti sociali ed economiche. L’assessore regionale alle Attività produttive Luciano Vecchi: “Bene i risultati raggiunti con questo nuovo accordo. Continua il confronto con il Governo per rafforzare le tutele ai lavoratori e alle imprese”.

Bologna – Via libera delle forze sociali, economiche e istituzionali alla nuova Intesa sulla gestione degli ammortizzatori sociali in deroga, intesa necessaria alla luce del Decreto interministeriale 83473 in materia emanato il 1° agosto 2014: si possono sottoscrivere prestazione fino al prossimo 31 dicembre.
La sigla dell’accordo è arrivata – oggi pomeriggio a Bologna – nel corso del tavolo tecnico di monitoraggio degli ammortizzatori sociali riunito in viale Aldo Moro al quale è intervenuto il Sottosegretario alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna Alfredo Bertelli, l’assessore regionale alle Attività produttive Luciano Vecchi e l’assessore regionale al Lavoro Patrizio Bianchi.
«Abbiamo raggiunto – spiega l’assessore Luciano Vecchi – un accordo che assicura la continuazione degli ammortizzatori sociali nei limiti previsti dal decreto. Ora il Governo, come richiesto dalle Regioni, deve rapidamente risolvere le questioni oggetto di dubbi interpretativi che influenzano le modalità di accesso agli ammortizzatori per alcune fattispecie».
In attesa dei chiarimenti ministeriali, il Tavolo sarà convocato entro il prossimo 20 settembre al fine di perfezionare l’Intesa sui punti ancora aperti.
«Le Regioni sono impegnate – conclude l’assessore Vecchi – in un serrato confronto con il Governo e il ministero del Lavoro per garantire, anche in questa fase di transizione, a lavoratori e imprese in difficoltà strumenti di tutela che in questi anni si sono dimostrati, come dimostra l’esperienza dell’Emilia-Romagna, indispensabili per attenuare gli effetti della crisi e per permettere continuità nella vita di migliaia di imprese nonché la salvaguardia di un patrimonio produttivo indispensabile per il Paese».

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