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Prevedere terremoti, malattie e tsunami? La tecnologia c’è, ma non è umana

Tempo di lettura: 4 minuti

di Natasha Fikri

È capitato a chiunque, inevitabilmente, di sentirsi raccontare misteriose storie – più o meno veritiere – su come gli animali, che contrariamente agli umani sono rimasti legati alla natura e sono parte integrante di essa, riescono non solo a captare le emozioni umane, avendo loro stessi un ampio spettro emotivo, ma addirittura a percepire avvenimenti naturali di vario tipo, dai terremoti alle inondazioni. Dicerie popolane e superstizioni alla ‘gatto nero’ a parte, viene spontaneo chiedersi se il mondo animale non sia veramente in grado di prevedere una calamità naturale come quella che ha colpito e messo in ginocchio il Centro Italia in questi ultimi mesi, e se grazie a questo “sesto senso” animale, l’uomo non possa riuscire a salvare la vita di molte persone. Per trovare una risposta a questi quesiti non poco controversi, è indispensabile prendere in considerazione le numerose testimonianze che la storia ha da offrirci.

Sapevate, ad esempio, che a Messina, prima del sisma del 1783, l’intera città si riempì di cani, i quali, scappati dalle loro dimore, ulularono così tanto che non si riuscì a farli smettere in nessuna maniera? Gli anziani del luogo interpretarono questo fatto come l’indizio di un qualcosa che sarebbe accaduto di lì a poco. Alcuni decenni più tardi, un altro insolito comportamento coinvolse stavolta delle cavallette, che a frotte abbandonarono la città e si diressero verso il mare. Accadde a Napoli nel 1805, e di fatto, questo atto così atipico fu seguito da un forte terremoto.

Sono emblematiche anche le testimonianze dal resto del mondo. Nel 1896, a Sanriku, Giappone, numerose anguille si gettarono sulla spiaggia. Fu il preludio di un fortissimo sisma, seguito da uno tsunami. Nel 1910, a Landsberg, Germania, le api abbandonarono i loro alveari due minuti prima di un evento sismico e tornarono soltanto quando esso terminò. Incredibile, poi, il caso del 1964, in Alaska, quando i cacciatori locali si accorsero che i grandi orsi kodiak erano usciti prematuramente dal loro letargo. Successivamente, ci fu il terzo megasisma più forte del mondo – il terzo più potente mai registrato negli Stati Uniti d’America – con una magnitudo momento di 9,2.

Tutto questo fa presupporre che, in qualsiasi parte del mondo ci si trovi, i comportamenti inusuali nel mondo animale possano essere considerati veramente come delle spie che ci avvertono di devastanti eventi naturali che stanno ancora per accadere.

La scienza ci spiega che gli animali riescono a “prevedere” i terremoti grazie ai loro sensi, di molto più sviluppati dei nostri. I cani, per esempio, sono capaci di percepire le più piccole vibrazioni attraverso i loro ‘baffi’, o vibrisse, e non è un caso che durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, si mostravano spesso irrequieti davanti ai loro padroni, tentando di allontanarli dai punti più pericolosi e salvando in molti casi la loro vita. E mentre per l’udito umano sotto i 20 hertz è il silenzio, sia gli elefanti che i pipistrelli possono sentire gli infrasuoni a diverse centinaia di chilometri. Percepiscono, infatti, i movimenti all’interno della crosta terrestre e a causa di ciò si possono mostrare irrequieti e nervosi, diventando, senza saperlo, veri e propri strumenti di prevenzione di calamità naturali.

A questo proposito, è degno di nota il progetto ICARUS, lanciato dall’agenzia spaziale tedesca nel 2013, il cui obiettivo primario è osservare e registrare le rotte migratorie di circa 1000 uccelli e pipistrelli, e così facendo, annotare tutti i movimenti anomali per poter prevedere gli eventi sismici imminenti, ma non solo. Grazie a questo complesso sistema satellitare, collegato alla Stazione Spaziale Internazionale, gli scienziati potranno monitorare la diffusione delle zoonosi, ossia le malattie infettive che possono contagiare anche l’uomo, i cambiamenti climatici globali e lo stato di salute dei diversi ecosistemi locali.

Secondo Martin Wikelski, capo del progetto ICARUS, nonché direttore del Dipartimento di Migrazioni e Immuno-Ecologia dell’Istituto Max Planck per l’Ornitologia e professore dell’Università di Konstanz, Germania, “l’idea di fondo è quella di avere un sistema di osservazione mondiale che permetta di collegarci alla vita del pianeta, per utilizzare gli animali come delle sentinelle per la nostra sicurezza”.

Insomma, la civiltà ha fatto passi da gigante, disponendo di tecnologie sempre nuove, ma non dobbiamo mai dimenticare che anche la natura fa la sua parte. Certe volte, sono proprio i suoi “messaggeri” ad avvisarci di certi pericoli. Prestiamo più attenzione al comportamento degli animali, a partire da quelli domestici, e cerchiamo di capire: ma cosa ci vogliono dire?

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