5 Agosto 2017

Le Termopili di Poggio Renatico

Francesco Monini

Tempo di lettura: 4 minuti

barcone-migranti

L’aveva annunciato già alla fine di giugno, poi una settimana fa e ancora alla vigilia di quella che sarebbe stata una grande manifestazione di popolo: “Saremo in tanti, almeno in trecento per opporci all’invasione”. Peccato che giovedì 3 agosto in quel di Poggio Renatico dietro al coriaceo generale Nicola ‘Naomo’ Lodi (segretario comunale della Lega) erano in poco più di un centinaio. Comprese le segreterie al completo della Lega di tutti i comuni ferraresi. Compresi gli ospiti, i sindaci e i consiglieri venuti anche dal vicino Veneto. E gli abitanti di Poggio? Davvero pochi, non dimostrandosi così terrorizzati dagli ospiti già presenti e da quelli in arrivo, né arrabbiati con gli operatori e i volontari della cooperativa sociale Meeting Point che gestisce il centro di accoglienza. Insomma, se non un flop, un mezzo flop.

Sappiamo delle parole che Leonida rivolse ai suoi 300 spartani morituri. Bene, il generale Naomo – lo stesso impegnato nella battaglia contro il burkini in piscina e che invoca l’intervento dell’esercito per presidiare le strade di Ferrara – non ha voluto essere da meno e ha arringato la sua sparuta truppa: “Meglio razzisti che invasi!” Naturalmente Lodi non si riferiva all’esercito dei Persiani, ma ai disperati migranti che continuano a sbarcare nella nostra penisola.
Ma dov’è questa invasione? Secondo la Lega, tutte le destre, il centrodestra e anche un pezzo del centrosinistra, il 2017 sarebbe stato l’annus horribilis, il numero degli sbarchi doveva perlomeno duplicare rispetto all’anno scorso. Non sta andando così. Non sta andando come Salvini e i suoi temevano, o (forse) piuttosto speravano. Dati alla mano (fonte Unhcr e Ministero degli Interni), al 2 agosto 2017 i migranti sbarcati sono poco più di 95.000, contro i 98.000 del 2016. Il 3% in meno.

I problemi per dare una dignitosa accoglienza ai migranti (e qualcuno ci spieghi che differenza fa se fuggono dalla guerra o dalla fame) ci sono eccome. L’Italia ha sciaguratamente firmato il trattato di Dublino, in cambio di uno sconto sul debito. L’Europa continua a voltarsi dall’altra parte. Tanti Comuni italiani si rifiutano di fare la propria parte sovraccaricando i territori più disponibili e solidali. Tutto vero, ma perché intanto non la smettiamo di parlare di invasione? Non c’è stata nessuna invasione.
Invece sì, urla Matteo Salvini. Meglio razzisti che invasi, ripete il suo luogotenente Nicola Lodi. I migranti (rifugiati e migranti economici condividono la medesima sorte) dopo aver attraversato il mare sono oggi in Italia, poveri di tutto e con davanti un futuro incerto. Ma alla Lega – e più in generale alla politica italiana – non interessano i minori non accompagnati, gli uomini e le donne in carne e ossa. Interessano, invece, i migranti in generale, presi tutti insieme: la categoria, il fenomeno mediatico. Così i migranti vengono privati dei loro volti, delle loro drammatiche vicende individuali e diventano terreno di scontro, argomento di propaganda politica, ‘moneta sonante’ da spendere sul mercato dei sondaggi elettorali.

Fra non molto ci saranno le elezioni – in Italia ci sono sempre le elezioni – e i partiti, Lega in testa, ma anche tutti gli altri, sanno che il tema immigrazione occuperà il centro della scena. Così i migranti si trasformano in “clandestini” o in “delinquenti”. Così si cerca di alimentare la paura per un’immaginaria invasione fino a farla credere reale. Così si lancia lo slogan improbabile “aiutiamoli a casa loro”. Così si tenta di macchiare o di oscurare l’impegno di centinaia di migliaia di operatori e di volontari che in Italia continuano a salvare vite umane e lavorano sull’accoglienza, il dialogo e l’integrazione.
I migranti non votano, se votassero piacerebbero a tutti i partiti, ma già oggi sono diventati una preziosa ‘merce elettorale’. Per qualche punto nei sondaggi, per qualche voto in più, si sta combattendo una grande battaglia. Sulla testa dei migranti. E su quella dei cittadini elettori.



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L’autore

Francesco Monini

Nato a Ferrara, è innamorato del Sud (d’Italia e del Mondo) ma a Ferrara gli piace tornare. Giornalista, autore, infinito lettore. E’ stato tra i soci fondatori della cooperativa sociale “le pagine” di cui è stato presidente per tre lustri. Ha collaborato a Rocca, Linus, Cuore, il manifesto e molti altri giornali e riviste. E’ direttore responsabile di “madrugada”, trimestrale di incontri e racconti e del quotidiano online “ferraraitalia”, ora “periscopio”. Ha tre figli di cui va ingenuamente fiero e di cui mostra le fotografie a chiunque incontra.
Francesco Monini

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