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Leggi razziali, il coraggio di votare no e le scomode verità

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Tempo di lettura: 2 minuti

da Mario Bergamini

A proposito delle recenti polemiche collegate all’Olocausto e al comportamento degli Italiani, mi pare giusto ricordare che, ad esempio, gli ebrei francesi facevano di tutto (e non a caso) per raggiungere il territorio controllato dai nostri militari fino all’armistizio (8 settembre 1943). E quando furono votate le leggi razziali, al Senato (1938) vi fu anche chi ebbe il coraggio di votare no. Fra essi il Generale Guglielmo Pecori Giraldi, che sarebbe il caso di ricordare nel centenario della prima guerra mondiale vista la sua vittoriosa strategia sul Monte Grappa.
Circa i campi di internamento italiani a cui furono destinati gli ebrei mi permetto di aggiungere che il trattamento loro riservato fu umano (come risulta da numerose testimonianze) e che si rivelò anche provvidenziale. Come ha dichiarato, proprio a Ferrara, Israel Corrado Debenedetti (nel corso del convegno sugli ebrei italiani e il sionismo, promosso dal Meis e svoltosi nel dicembre scorso) quei campi si rivelarono una salvezza per gli ebrei colà ospitati (“Mussolini ha salvato circa tremila ebrei durante la seconda guerra mondiale”, un’affermazione, la sua, riportata da la Nuova Ferrara).
Ferma restando la più totale condanna per le leggi razziali, per ogni forma di razzismo e per ogni genocidio (anche quello degli Armeni, spesso negletto perché dà fastidio ai Turchi) mi sembra giusto ricordare quanto affermato non da uno storico negazionista ma da un qualificato esponente (per giunta ferrarese) della comunità ebraica come Israel Corrado Debenedetti, che non ha avuto timore di sfatare un luogo comune con un’affermazione “politicamente non corretta”.
Credo che la verità vada detta sempre, anche quando può dare fastidio o mettere in dubbio certezze consolidate.

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