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L’emergente Lettonia adotta la moneta unica. L’effetto euro alla prova dei fatti

Riga-Lettonia
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Dalla mezzanotte del 1° gennaio la Lettonia è diventata il 18° paese europeo ad adottare l’euro. Secondo un’indagine della Commissione Europea, al quarto giorno dell’entrata in vigore dell’euro già due terzi dei pagamenti in contanti sono effettuati nella nuova valuta. Mentre molti paesi chiedono di uscire dalla moneta unica, lo stato baltico sta affrontando bene il passaggio alla nuova moneta, poiché ben il 95% dei cittadini riceve il resto in euro al momento del pagamento.
Ma se da un lato il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha voluto sottolineare l’importanza dell’evento, “non solo per la Lettonia, ma per la stessa area dell’euro, che rimane stabile, interessante e aperta a nuove adesioni”, quasi il 60% dei lettoni si dichiara contrario all’euro, e ben l’80% teme un aumento incontrollato dei prezzi e della disoccupazione. Nonostante il governo baltico si sia impegnato a vigilare attentamente sui movimenti nelle due valute – l’euro e il lats, la valuta entrata in vigore nel 1991 con l’indipendenza dall’Unione Sovietica – non sono state previste sanzioni per chi alzerà i prezzi, il che spinge i cittadini a un ulteriore scetticismo e a timori più che giustificati, tenendo conto di quello che è successo in altri paesi al momento dell’adozione dell’euro.
Tuttavia la Lettonia, dopo la profonda crisi economica del 2008, risulta oggi lo stato dell’UE con la più forte crescita economica – che si prevede supererà il 4% nel 2014 –, un’inflazione nei parametri europei e livelli di disoccupazione sotto controllo.
Considerando il generale euroscetticismo si può ben immaginare che i cittadini lettoni stiano in queste ore facendo debiti scongiuri. Ma, battute a parte, sarà interessante nei fatti verificare come un’economia in trend positivo reagirà alla prova della moneta unica: l’effetto reale, in caso di rallentamento, potrebbe rafforzare la diffidenza e l’ostilità nei confronti dell’euro o viceversa attenuare la diffusa avversione. In Italia e in Europa si guarda dunque con curiosità e interesse a quel che accadrà nei prossimi mesi nel piccolo stato baltico.

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