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Avrà luogo il 6 dicembre la premiazione della prima edizione del concorso d’arte Premio Giglio Zarattini, riconoscimento dedicato all’ex sindaco di Comacchio Giglio Zarattini (1958-2004), che chiuderà la mostra dedicatagli dall’Amministrazione comunale di Comacchio. Protagonisti diversi artisti che esporranno i propri elaborati nel corso dell’intera giornata, proponendo la propria visione della città nata sull’acqua e creandone un laboratorio-atelier. La cerimonia di premiazione dei vincitori avrà poi luogo nella Sala San Pietro di Palazzo Bellini a Comacchio.

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Le sale

Sei le sale che, insieme al corridoio dedicato alle opere appartenenti alla collezione di famiglia, sono predisposte a ospitare i quadri dell’artista comacchiese, ognuna delle quali racchiude un tema o un sentiero di ricerca artistica di Zarattini, formatosi con artisti come Mauro Bartolotti, Giuseppe Ventura, Remo Brindisi ed Emilio Vedova. Evocativi e reali, tutti con un minimo comune denominatore stilistico affine all’Espressionismo, forte e viscerale nei colori, nella struttura, che espone occhi sbarrati o chiusi nel sonno, figure che si stagliano nitide nella forma, confuse nell’anima; statici uomini sagomati con colori accesi, donne nude e libere, come i soggetti di Egon Schiele, macchie di colore e di carne sono il lato umano privilegiato attraverso la pittura.

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Alcune opere di Giglio Zarattini

Sono dipinti in tecnica mista: oli su tela cui si aggiungono stucco e sabbia, terra mista e sassi, quasi a volere materializzare la ricerca interiore che esprime attraverso le proprie opere, portando letteralmente in rilievo le inquietudini e le asperità nei dettagli. Zarattini ritrae figure dolenti e urlanti, pensierose e intense, equilibristi in bilico su di una fune, visione reale e metaforica. Con una doppia strada tematica da percorrere, una verista e una fantastica, tenendo viva una natura artistica volta a cogliere contenuti speciali e reali.

Pezzi e soggetti di carne della vita di tutti i giorni, del luogo che ha dato i natali all’artista e in cui è vissuto, così ricco di ispirazioni tanto da poterlo toccare: i fiocinai e le anguille di cui vanno a pesca, i gabbiani, il cielo; materia viva della vita di ogni giorno, contornata dai luoghi caratteristici – San Pietro, i Trepponti, il loggiato dei Cappuccini. Mare e spiaggia che danno mostra di sé nell’accezione dolente dell’inverno. Impressioni oniriche e quasi distorte, sorta di incubi fantastici, in cui c’è il surrealismo di Dalì a strizzare l’occhio: come gli uomini-scala dalla forma allungata e tesa verso l’infinito, ma anche Pegasi e centauri, soggetti simbolici del tema del doppio che esplora in varie forme ed espressioni di un mare le cui gocce mantengono forma e unicità.

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Giorgia Pizzirani


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di Piermaria Romani

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

Periscopio è  proprietà di un azionariato diffuso e partecipato, garanzia di una gestitone collettiva e democratica del quotidiano. Si finanzia, quindi vive, grazie ai liberi contributi dei suoi lettori amici e sostenitori. Accetta e ospita sponsor ed inserzionisti solo socialmente, eticamente e culturalmente meritevoli.

Nato quasi otto anni fa con il nome Ferraraitalia già con una vocazione glocal, oggi il quotidiano è diventato: Periscopio naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Non ci dimentichiamo però di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno si fabbrica il giornale. e Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto. 
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Francesco Monini
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