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da: Movimento 5 Stelle Ferrara

Nella seduta del Consiglio Comunale di ieri, lunedì 25 gennaio, la maggioranza, capeggiata dal PD,
incapace e inadatta ad uscire dai vecchi schemi e da una politica fossile che le impedisce di
comprendere uno strumento nuovo di democrazia diretta e partecipativa, ha respinto la proposta
del M5S di istituire il Bilancio Partecipativo a Ferrara.
Con la pura forza dei numeri, una forza inerziale che ormai non è più capace di recepire il nuovo o
di proiettarsi al di là della prossima tornata elettorale, il PD ha invece fatto approvare una
risoluzione che si limita a ricalcare le demagogiche e tautologiche esperienze di Agenda21 (da
alcuni definita un parolificio) o degli autoreferenziali giovedì del Sindaco.
Con il Bilancio Partecipativo come proposto nell’Ordine del Giorno del M5S, è il cittadino che entra
nell’amministrazione, senza appoggiarsi a gruppi o strutture pre-costituite che hanno già una
patente politica. Senza mediazioni pilotate e rischi di cammellaggio. Cittadino che si organizza
autonomamente in forme associative congrue e poi decide come spendere una parte del bilancio
che l’Amministrazione Comunale decide di allocare, in base a bisogni o esigenze condivise, in
nesssun modo indotte o pilotate. Peccato che la Risoluzione proposta come alternativa dalla
maggioranza PD non abbia afferrato questa nuova istanza e abbia ribadito una prassi di
democrazia dove l’aggregazione e i metodi decisionali sono pilotati dall’alto (in questo caso da
Urban Center, emanazione diretta del partito di maggioranza) e nulla ha a che fare con il Bilancio
Partecipativo così come ha cominciato a diffondersi da Porto Alegre (Brasile) negli anni ‘80 del
secolo scorso per poi diffondersi, ormai, in circa 3000 realtà municipali che includono già anche
diverse città italiane.
La nostra Amministrazione non ha saputo cogliere un’occasione di crescita democratica e
partecipativa che va nella direzione della democrazia diretta.
Ma non c’è poi troppo da stupirsi. Più la democrazia è diretta, più il cittadino incide direttamente
sulla cosa pubblica (e in questo caso si sarebbe trattato di far decidere ai cittadini come spendere
una parte del bilancio), meno servono le segreterie dei partiti, alimentate da pletorici e
incostituzionali rimborsi elettorali che, ricordiamo sempre, il M5S, tenendo fede al parere degli
italiani espresso in occasione referendaria, ha deciso di rifiutare.
Le occasioni di informarsi e di capire cosa veramente è il vero Bilancio Partecipativo (Participatory
Budgeting) non sono mancate, poiché noti esperti in materia, convocati dai pentastellati estensi, le
hanno illustrate in Commissione Consiliare già dal settembre 2015.
Archiviamo quindi con amarezza questa mancata occasione di crescita democratica e continuiamo
nella lotta per cambiare i processi decisionali della politica verso una politica diretta e non
semplicemente “delegata” o puramente rappresentativa, più libera se è vero che, come disse
Giorgio Gaber, libertà è partecipazione.

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