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Da Istituto d’istruzione superiore Argenta-Portomaggiore

Continuano all’IPSIA di Argenta le lezioni sull’alimentazione sana e culturalmente ‘contaminata’.
La classe 4A dell’IPSIA Servizi Sociosanitari ha, infatti, sperimentato una lezione significativa e creativa, costruita dagli studenti stessi, che sono diventati i protagonisti, mentre le insegnanti, prof.ssa Alessandra Ferlini e Daniela Etro, hanno svolto il ruolo di consulenti e guida.
Gli studenti sono stati cuochi per una mattina, e dopo aver acquistato le materie prime di qualità – sotto l’occhio vigile delle docenti-, hanno preparato due piatti interculturali, cercando di mediare le diverse culture presenti nella classe.
Sono stati creati due piatti di cui è stato curato l’aspetto salutistico selezionando ingredienti protettivi rispetto alle malattie cardiovascolari e pieni di sostanze bioattive il tutto aromatizzato con aceto balsamico tradizionale di Modena DOP, per partecipare al concorso regionale- categoria “tradizione e innovazione. L’aceto balsamico in cottura”.
Sono emerse, inoltre, quella creatività, competenza, spirito di gruppo e motivazione che in una lezione classica e standard non sarebbero potuti emergere.
 Le diverse culture, quindi, che compongono la classe 4A SSS si sono avvicinate ed incontrate, gli studenti sono andati oltre all’intercultura, hanno sperimentato la potenza della transcultura.
Un’esperienza entusiasmante, che consentirà alla classe di partecipare al concorso per le scuole superiori indetto dalla Regione Emilia Romagna “ER – school of food”.
Le docenti Etro e Ferlini volevano, quindi, fare un grande in bocca al lupo ai propri ragazzi e dire loro che la vera vittoria c’é già stata: niente litigi per un voto più alto di un altro o per un turno mancato in una interrogazione, ma vicinanza di idee, incastro di momenti fondamentali l’uno per l’altra nel rispetto del proprio compagno di classe, dei propri gusti, della  propria cultura, dei propri suggerimenti  e delle proprie idee.
Alcune foto
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Riceviamo e pubblichiamo


PAESE REALE

di Piermaria Romani

PROVE TECNICHE DI IMPAGINAZIONE

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05.12.2023 – La manovra del governo Meloni toglie un altro pezzo a una Sanità Pubblica già in emergenza, ma lo sciopero di medici e infermieri non basterà a salvare il SSN

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04.12.2023 – Alla canna del gas: l’inganno mortale del “mercato libero”

14.11.2023 – Ferrara, la città dei fantasmi

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Pescando un pesce d’oro
5 titoli evergreen dall’archivio di 50.000 titoli  di Periscopio

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Francesco Monini
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