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L’Insulo de la Rozoj: il sogno spezzato

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È probabile che una larga parte degli Italiani sia completamente all’oscuro di quanto accadde nel 1968 in Italia non lontano da Ferrara, esattamente a sud-est di Ferrara.
In diversi penseranno a qualche avvenimento collegato con il brivido rivoluzionario in essere, poi in parte tradito e anzi forse anche dannoso per certi aspetti, che stava scuotendo a tutti i livelli sociali l’Europa e anche il mondo sgomento per gli assassinii negli Stati Uniti di Martin Luther King e Bob Kennedy.
Nulla di quanto sopra.
In Italia nelle acque internazionali al largo di Rimini in quell’anno s’odono alcune esplosioni innescate per mano di militari italiani che mettono fine a una esperienza curiosa e dal sapore antico: l’occupazione (anche se il termine rimane controverso e la certezza sullo stesso mai fu dimostrata) pacifica da parte di un ‘nuovo Stato‘ di qualche centinaio di metri quadrati dello Stato sovrano italiano.

Andiamo per ordine. Ciò che accadde prende avvio oltre cinquant’anni orsono dalla quantomai fervida mente di. Giorgio Rosa nato a Bologna nel 1925: calcolatore del cemento armato in rilevanti progetti, uomo acuto e scaltro qual è riesce ad aggirare le leggi italiane e i trattati internazionali con un’idea che, definire solo stravagante data la sua grandezza, sarebbe una sottovalutazione inaccettabile.
Fu vera genialità.
La vicenda si può riassumere percorrendo i tratti salienti che nella sostanza vedono Rosa, grazie alla sua intuizione progettuale e profonda conoscenza scientifica dei materiali, oltre che della loro manifattura, nel 1965 progettare e costruire in collaborazione con aziende riminesi, un imponente ragno in acciaio e cemento che viene ancorato sul fondale al largo di Rimini in acque internazionali, circa sei miglia oltre le acque nazionali.
Su questa struttura tubolare fornito di permesso da parte delle Autorità competenti, inizia la costruzione di una piattaforma in cemento armato, il ‘piano terra’ di una struttura multipiano.
Vi erano previsti acqua dolce corrente, trovata perforando a 280 metri di profondità nel mare e, elemento determinante ma ragione scatenante per qualche primo sospetto sulle finalità della struttura, negozi e intrattenimenti vari, almeno per quanto trapela: un paradiso turistico in mezzo al mare a mezz’ora di barca dalla costa?

Nei mesi successivi altri elementi agitano nel vero senso della parola le acque della burocrazia e degli interessi costieri.
La piattaforma adotta una bandiera, sopra si sarebbe parlato l’Esperanto, grazie al contributo di un religioso romagnolo esperto, si dota di una Costituzione redatta in lingua Esperanta, vengono emesse serie di francobolli.
Come ultimo atto si insedia un Governo con un Presidente del Consiglio, diversi ministri scelti fra i suoi fidati amici e un ambasciatore; ma soprattutto si formalizza la nascita della Repubblica indipendente delle Rose che in Esperanto suona: Esperanta Respubliko de la Insula de la Rozoj.
Le vicissitudini che Rosa è costretto ad affrontare sono diverse e vanno dalle obiezioni di natura politica e dalle inchieste giornalistiche più o meno orientate – cosa ci fanno? chi lo paga? – a tante domande sul potenziale sfruttamento di questo spazio autonomo e indipendente: vi saranno interessi legati a un casinò per il gioco d’azzardo di gran moda sulla riviera romagnola in quegli anni, intrighi internazionali, pericoli per la sicurezza del territorio nazionale, malaffare, solo un albergo o la moralità sarà in pericolo con la libera prostituzione?
Quando il primo maggio del 1968 Rosa, idealista senza limiti, proclama l’indipendenza dell’Isola firma la sua condanna definitiva e quella dei suoi princìpi affermati senza tentennamenti: “questa iniziativa non era un atto di ribellione ma un sogno di libertà e anche fare al meglio affari alla luce del sole”.
Il 25 giugno 1968 le forze dell’ordine italiane Carabinieri e Polizia arrivate sul posto con alcuni mezzi navali “occupano e controllano” l’Isola delle Rose; alla fine dello stesso anno dopo diversi conflitti giudiziari iniziano le demolizioni da parte dello Stato della piattaforma e del bar, che nel frattempo aveva iniziato la sua attività commerciale con tanto di gestori.
Non passeranno molti giorni ed ecco le prime esplosioni con le cariche piazzate in mare dai militari italiani alla base della struttura affossano e ripiegano sul fondale le pilastrature.
Il sogno di Giorgio Rosa si inabisserà per sempre ricoperto dal fondo melmoso dell’Adriatico.

NB: A chi volesse approfondire l’avvenimento suggerisco una recente pubblicazione del 2018 edita da Cinematica.

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