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Il Made in Italy nel Cinquecento,
svelato dalla ferrarese Federica Veratelli

L’INTERVISTA
Il Made in Italy nel Cinquecento,
svelato dalla ferrarese Federica Veratelli

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Tempo di lettura: 6 minuti

Il Made in Italy non è cosa dei nostri giorni. Al contrario, il prestigio di cui gode oggi, ha radici ben più antiche delle case di moda e design che oggi affollano i mercati internazionali.
Le produzioni italiane di lusso erano infatti conosciute al di fuori dello stivale già in epoca rinascimentale. Abiti, gioielli, mobili, armi, strumenti, libri, dipinti, sculture e tanto altro ancora usciva dal nostro territorio e si diffondeva soprattutto al Nord, grazie all’infaticabile opera dei mercanti italiani.

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La copertina del libro

Questi scambi economici, ma anche diplomatici, che tanto ci raccontano della nostra storia di allora e di oggi, sono illustrati in un ricco volume dal titolo “À la mode italienne. Commerce du luxe et diplomatie dans les Pays-Bas méridionaux. 1477 – 1530”, scritto dalla ferrarese Federica Veratelli ed uscito per la prestigiosa casa editrice universitaria francese Septentrion.

Federica Veratelli, storica dell’arte attualmente residente a Parigi, nei giorni scorsi è stata invitata dall’Istituto di studi rinascimentali di Ferrara a presentare, per la prima volta in città, il frutto delle sue ricerche…
“Il mio lavoro negli Archivi dipartimentali del Nord di Lilla è durato quattro anni. Quando sono arrivata là, su incarico dell’Università di Valenciennes et du Hainaut-Cambrésis e della Regione Nord-Pas de Calais, ho trovato una città piovosa e degli archivi molto tetri: mi sono subito detta che non ce l’avrei mai fatta!”.

federica-veratelliQuel che la studiosa si è trovata davanti da spogliare, è stata una mole immensa di registri contabili, ricevute, inventari, lettere, nelle lingue utilizzate nei Paesi Bassi a cavallo tra Quattro e Cinquecento, tra cui il Francese antico, il Fiammingo, l’Italiano e il Latino…
“Gli archivisti che custodiscono il celebre fondo della Chambre des comptes de Lille, ovvero la contabilità centrale dei duchi di Borgogna e d’Asburgo, mi hanno dovuto insegnare a leggere, perché la scrittura dell’epoca è per noi pressoché incomprensibile. Il loro consiglio è stato: procedi lettera per lettera. Potete immaginare lo sconforto avendo davanti tutto quel materiale. Dopo un anno però ho imparato piano piano a trascrivere i documenti e a comprendere l’importanza di quel fondo per la storia del nostro Paese in ambito europeo durante il Rinascimento”.
Ed oggi Veratelli è diventata una delle principali referenti dell’archivio per l’interpretazione delle lettere e delle minute diplomatiche cinquecentesche.

Secondo i documenti che hai studiato, quali erano gli oggetti italiani maggiormente richiesti all’epoca?
C’erano varie richieste: si va dai tessuti preziosi, probabilmente l’articolo più richiesto tessuti grezzi o lavorati (provenienti da Firenze, Lucca, Genova) per confezionare abiti lussuosi, da cerimonia o per uso privato, e per arredare gli ambienti privati (foderare i cuscini, tende, tutto l’addobbo per il letto, lenzuola e profumi compresi, etc.), alle candele benedette direttamente dal Papa, ai cofanetti lavorati con la tecnica della pastiglia provenienti da Venezia, ai cavalli e a tutto l’equipaggiamento equestre per le cerimonie e per la guerra (armi comprese), gioielli, in misura minore dipinti e sculture perché più rari’.

Dalle tue ricerche, puoi trarre qualche conclusione su come sono cambiati il gusto e la moda da allora ad oggi? E in che modo quegli oggetti hanno influenzato i nostri gusti attuali?
Questa ricerca ha evidenziato come fosse ricca e variegata la richiesta di prodotti made in Italy fuori d’Italia presso le corti europee, e come questi fossero già riconosciuti e apprezzati come tali, e distinti da altri oggetti o prodotti importati invece dalla Spagna o dalla Germania, o da culture extra-europee. Direi che già si può osservare, a questa altezza cronologica, dalla seconda metà del Quattrocento in poi, un vero e proprio gusto per il made in Italy che si sarebbe protratto in seguito, fino a, senza esagerare, ai giorni nostri, con qualche pausa storica più o meno corta. Questo dimostra che sin da allora l’Italia pullulava di know-how che sapeva valorizzare, esportare e vendere ai sovrani stranieri, e che costituiva uno dei nostri tratti più distintivi. Un valore che ci distingue ancora oggi nel mondo e dobbiamo continuare a valorizzare in Patria e fuori.

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Mostra “Memling. Rinascimento fiammingo”, Scuderie del Quirinale, Roma

Federica Veratelli è anche tra i collaboratori del percorso espositivo della mostra “Memling. Rinascimento fiammingo”, in corso alle Scuderie del Quirinale a Roma (fino al 18 gennaio 2015). Si è inoltre occupata della realizzazione di un saggio in catalogo e di alcune schede, assieme al curatore, Till-Holger Borchert, conservatore del Museo di Bruges e uno dei massimi esperti di pittura fiamminga, che le ha chiesto di contribuire con alcuni documenti sui committenti italiani di Hans Memling, emersi durante le sue ricerche, che hanno permesso di identificare dei ritratti, e dunque di associare una storia d’immigrazione ad un volto.

A questo proposito, il 29 ottobre alle 18,30 a Roma, Federica Veratelli terrà un incontro su “Lusso e diplomazia. I clienti italiani di Hans Memling”, la vita, le attività e le carriere di mercanti, banchieri, agenti e diplomatici italiani installati nelle Fiandre alla fine del Quattrocento. Uno spaccato sorprendente, ricostruito a partire da documenti d’archivio inediti, sulla vita dei committenti di Hans Memling, tra cui spiccano alcuni membri della famiglia fiorentina dei Portinari (Tommaso, Folco e Benedetto).

Foto di Davide Pedriali
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