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Le abitudini alimentari della popolazione si sono radicalmente modificate negli ultimi decenni: dal 1960 in poi, il consumo generale di grassi e di zucchero è aumentato e di conseguenza anche le malattie e i disturbi ad esso riconducibili, come ad esempio metabolismo dei grassi, carie, sovrappeso e diabete mellito. L’alimentazione basata sulle moderne abitudini del take away e del fast food è poi molto carente di vitamine e fibre. Tutte queste cattive abitudini alimentari non solo sono dannose per la salute ma hanno anche un costo elevato: le malattie causate da errori alimentari costano ogni anno milioni di euro in farmaci che hanno altri effetti deleteri per l’organismo.
Una recente ricerca ha messo in evidenza che i casi di ipertensione, iperlipemia e diabete mellito, dal 1988 al 2014, sono aumentati dal 40 al 130%. Anche l’alimentazione con scarso contenuto di fibre presenta i suoi inconvenienti: fino al 60% degli italiani soffre di stipsi, i soggetti di sesso femminile in numero doppio rispetto a quelli di sesso maschile. Anche le malattie tumorali sono associate fino al 40% ad una errata alimentazione, ciò vale in particolar modo per i carcinomi intestinali per i quali un aumentato apporto di fibre viene considerato come particolarmente “protettivo”. La flora intestinale svolge importanti funzioni metaboliche e numerose attività enzimatiche. Le disbiosi intestinali, indotte da antibiotici, stress e tossine ambientali, possono compromettere il sistema immunitario associato all’intestino (Galt) e provocare franche patologie. I disturbi dell’apparato digerente (in particolare stipsi cronica) sono manifestazioni diffuse nella civiltà moderna e vengono curati generalmente attraverso autoprescrizione su base sintomatica. In tal modo i soggetti colpiti non solo si sottraggono ad uno studio clinico, ma sovraccaricano il proprio organismo con effetti collaterali prodotti dai lassativi disponibili sul mercato. Il consumo di lassativi in caso di uso prolungato, aggravano la stipsi, provocano carenza di minerali (in particolare potassio) e di oligoelementi, con conseguenze sulla salute alterando le funzioni della mucosa intestinale. L’importanza delle fibre per la buona funzionalità intestinale è attualmente indiscussa. Nel quadro della prevenzione vengono prescritte anche vitamine, in particolar modo quelle antiossidanti in grado di disattivare i radicali liberi: agiscono a livello intestinale per la protezione cellulare (mediante detossicazione diretta dalle tossine esogene) e riattivano il sistema immunitario compromesso dalle tossine ambientali e da agenti esogeni (per esempio funghi).

Carenza di vitamina B12 e acido folico
L’intestino, con la sua enorme superficie (200 m2 circa), necessita di tutti gli alimenti necessari per la crescita cellulare. Tra questi ricordiamo la vitamina B12 e l’acido folico, essenziali per la divisione cellulare e quindi importanti per la rigenerazione ed il rinnovamento della mucosa intestinale. In caso di carenza di queste due vitamine, viene compromessa la sintesi del Dna, necessaria per la neoformazione e crescita cellulare.

Radicali liberi
I radicali liberi sono atomi, vengono prodotti per via endogena da una serie di processi metabolici, per esempio la respirazione cellulare. Più di 50 malattie diverse vengono fatte ricondurre ai radicali liberi. Gli antiossidanti, come ad esempio la vitamina C, E ed il beta-carotene, sono in grado di “catturare” i radicali liberi, di minimizzare lo stress ossidativo e conseguentemente svolgere una azione in senso preventivo. E’ quindi consigliabile un’alimentazione ricca di antiossidanti, come ad esempio 5 porzioni di frutta e/o verdura biologica al giorno: molte volte, tuttavia, queste dosi non sono sufficienti al fabbisogno a causa dell’inquinamento ambientale e dei rischi di malattia.

Principali farmaci inducenti la formazione di radicali liberi:
– analgesici (es. paracetamolo)
– antibiotici (es. cloramfenicolo)
– lassativi contenenti antrachinoni
– catecolamine (es. levodopa)
– estrogeni
– citostatici (es. bleomicina, daunorubicina, mitomicina)

Tossine ambientali
Durante il processo di accumulo nell’intestino di sostanze esogene, esercitano un ruolo importante i “cacciatori di radicali”. Le sostanze ambientali tossiche giungono nell’organismo principalmente per inalazione o per ingestione. Attraverso l’alimentazione vengono ingeriti infatti pesticidi, concimi, metalli pesanti, coloranti ed additivi alimentari. Ogni individuo assimila in media 3-4 kg di sostanze chimiche diverse all’anno che possono danneggiare l’epitelio intestinale, direttamente o indirettamente, tramite la produzione di radicali. Nell’intestino sano, ogni giorno vengono liberati tanti radicali liberi quanti se ne producono in culture cellulari dopo irradiazione con 40.000 rad. Se la peristalsi intestinale è deficitaria e l’intestino è saturo, quest’organo viene sempre più compromesso nelle proprie funzioni dallo stress ossidativo. La temperatura della parete interna dell’intestino (fino a 60°C) stimola una iperproduzione di acidi biliari e la fissazione di ferro assunto con l’alimentazione, inducendo un notevole aumento dei radicali liberi.

Additivi alimentari e farmaci
Le endoparticelle cellulari possono venir colpite anche da prodotti del metabolismo dei farmaci: sulla via enzimatica, attraverso autossidazione o fotoattivazione, sotto l’influsso dei metalli di trasporto quali rame o ferro, si formano radicali di superossido ed ossigeno singoletto. Un sovraccarico di radicali liberi nell’intestino si accompagna ad aumento di rischio danno cellulare. Le membrane cellulari ossidate, e quindi le lesioni delle cellule della mucosa intestinale, creano le situazioni favorenti per cui le tossine batteriche possono giungere nel fegato passando dall’intestino, dove diventano cofattori critici per le malattie epatiche infiammatorie di tipo cronico.
Un altro effetto patogeno per l’intestino causato dall’aggressione degli ossidanti, si presenta sul piano immunologico: lo stress ossidativo danneggia il sistema immunitario associato all’intestino (Galt); la maturazione degli anticorpi da parte dei linfociti B viene fortemente compromessa e quindi facilitato l’attecchimento di germi patogeni: viene così favorita l’insorgenza delle disbiosi intestinali e delle micosi.

Lo svuotamento regolare dell’intestino (preferibilmente quotidiano) è molto importante per la salute. L’alimentazione con scarse quantità di fibre, tipica dei Paesi industrializzati occidentali, favorisce molte malattie del tratto gastrointestinale quali stipsi cronica, diverticolosi, colon irritabile e carcinoma del colon. Mentre nei Paesi ad alto reddito vengono consumate in media meno di 30 gr. di fibre pro capite al giorno, nei Paesi in via di sviluppo, dove queste malattie sono pressoché sconosciute, vengono consumati da 50 a 150 gr. di fibre/die.

Consigli
Le infiammazioni non devono essere considerate come meri processi patologici, bensì come reazioni di difesa organica. Per evitare infiammazioni a livello intestinale, occorre “sfruttare” il riflesso gastro-colico del mattino per vincere la stipsi, in quanto il meteorismo intestinale ossia l’eccessiva produzione di gas intestinale si sviluppa per il ristagno dei residui alimentari negli ultimi 50 cm dell’intestino. Si consiglia quindi, appena svegli, di bere acqua o bevanda calda (tè o orzo non zuccherato); dopo 30 minuti, fare una buona colazione con latte di mandorla, kamut o soia, cereali bio integrali (avena o mais) e qualche mandorla tostata, molto indicati anche i kiwi; dedicare all’intestino un po’ di tempo prima di uscire di casa.

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