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Paolo Ravenna: quelle lezioni a casa Bassani dove si respirava cultura e libertà

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In occasione della Festa del libro ebraico, proponiamo integralmente il discorso pronunciato da Paolo Ravenna nel maggio 2009 il giorno della posa della targa commemorativa dedicata a Giorgio Bassani, posta dinanzi alla sua abitazione di via Cisterna del Follo a Ferrara. Si tratta di un documento inedito proveniente dall’archivio privato.

Sono qui oggi, ma mi riporto col pensiero a 70 anni fa. Permettetemelo. Tanti ne sono passati, e forse sono l’ultimo allievo a poter rivivere quella realtà lontana in questo stesso luogo.
Qui, durante la guerra, venivo quasi tutti i giorni a lezione da Bassani con altri due amici, Jenny, sorella di Giorgio, e Roberto Ravenna (non mio parente). Facevamo la seconda liceo, privatamente, in quanto allontanati dalla scuola pubblica perché ebrei.

La lezione si teneva nello studio di Giorgio a piano terra ma tutt’attorno sentivamo il respiro della grande casa. Quella casa illuminata dalla presenza della signora Dora, madre di Bassani, del padre dottor Enrico e di Jenny. Suonavamo, e ci apriva il portone il vecchio custode, mi pare di nome Podetti, e subito incontro arrivava festosa Lulù, la vivace cagnetta amatissima anche da Giorgio.

Una casa ampia, dicevo, dal raffinato gusto borghese, silenziosamente accogliente, ove si respirava l’antica aria di una famiglia ebraica ferrarese benestante, una di quelle tanto presenti nell’opera di Bassani.

Ma per noi importante era quella porta, subito a destra nell’androne (ora muro cieco), da cui si entrava nello studio di Giorgio. Una stanza con libri, quadri, carte, tutto ordinato, come lo ricordo ancora oggi. Con l’ampia finestra dall’inferriata bombée che dava sulla strada. Qui ci siamo formati. Noi tre. Jenny, Roberto ed io. In un ambiente tutto particolare, ovattato, quasi isolato dal mondo. Immediatamente fuori gravava l’atmosfera della guerra, il fascismo, un clima per noi ostile, la lunga incognita del futuro… Eppure la cospirazione in quella stanza vi era, eccome, ma noi tre la intuivamo soltanto.

Ecco dove Bassani apriva a noi giovani – sin qui immersi negli slogan del regime – un mondo ignoto. Quello della libertà. Una nuova cultura laica, democratica, liberalsocialista che Giorgio ci spiegava accompagnandoci con passione alla scoperta dei valori della storia, dell’arte e delle lettere. Sarà il germe di quell’impegno civile che, a Italia liberata, coinvolgerà tanti di noi. Ma altri ne parleranno dopo di me.

Io desidero rimanere ancora qui. Entrare in questo portone, vedere oltre la vetrata, con lo sfondo del giardino, quella magnolia che ricordo appena piantata nel ‘39, avendo accanto a me Roberto, con il quale, quasi tutti i giorni, arrivavo in bicicletta dal centro della città. Diciassettenne anche lui, un’amicizia di due giovani che insieme scoprono la vita, con il privilegio di una guida sicura e illuminata che ci indica la lunga strada che avremmo dovuto ancora percorrere.

Con Roberto, intelligenza fervida, promettente poeta, incoraggiato nello scrivere proprio da Giorgio, ci siamo salutati l’ultima volta – ormai entrambi in fuga – nell’ottobre ’43. Io mi salvo, lui viene ucciso con il fratello ed il padre ad Aushwitz nel gennaio del ’45, pochi giorni prima della liberazione. La sua strada si è fermata lì.

Ecco, credo giusto che proprio qui, oggi, si ricordi anche il nome del giovane poeta sconosciuto ai più, accanto a quello del suo famoso insegnante. Sono sicuro che Giorgio assentirebbe. Con un semplice cenno, come faceva lui quando era toccato nel profondo.

In seguito, passata la bufera, la casa rimane per me il centro di una lunga amicizia per tutti gli anni successivi. Scompare la signora Dora, ormai lontani i figli, Giorgio torna spesso a Ferrara, in via Cisterna del Follo, e sottolineava 1, per respirare l’aria della famiglia, per seguire la “patria” come amava dire, per scrutare il suo mondo fino a quando potrà.
Non posso dimenticare il costante legame che lo univa a Beppe Minerbi. Il “creatore” di un’altra prestigiosa casa, idealmente legata a questa, quella in via Giuoco del Pallone 15. Via Cisterna del Follo-via Giuoco del Pallone, il fascino della toponomastica tanto sentito da Bassani.

Infine, tra i tanti, due veloci ricordi più vicini a noi:
Poche ore prima della Laurea ad H., Giorgio è qui nel piccolo appartamento riservatosi sul giardino, attorniato da vecchi amici che vuole vicini in quel momento. Vedo Claudio Varese, Franco Giovannelli, Mario Pinna e altri che dimentico. Altro ricordo degli anni ’90 quando, a conclusione di un giro per Ferrara alla scoperta dei luoghi inediti dell’ebraismo tanto bassaniani, egli saluta gli amici del FAI, venuti da Bologna e da Venezia, seduto sotto la magnolia e intreccia un dialogo (purtroppo non registrato) sull’ambiente che è suo, sul suo mondo.
Oggi quell’ambiente lo ricorda al passante la lapide, sobria come avrebbe voluto lui, scoperta in una calda giornata ferrarese, un segno definitivo come le sue pagine… assoluto, direbbe ancora il Nostro.

Paolo Ravenna
Ferrara, 26/05/2009

[Documento inedito proveniente dall’archivio privato]

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