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L’oblio del mare e il rifugio in un’isola senza tempo

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Un incontro casuale fra due ex amici che si parlano con gli schemi un po’ ingenerosi che hanno conservato l’uno dell’altro. In comune hanno un luogo conosciuto in passato, basta poco a rievocarlo, a richiamare le persone di cui ormai non si sa quasi più nulla. Un balzo all’indietro, al ricordo di un’esperienza di anni prima, a quando Lorenzo La Marca non era ancora laureato e da studente ricercatore di biologia fu incaricato di prendere il mare.
Blues di mezz’autunno (edizioni Sellerio, 2013) di Santo Piazzese è l’evoluzione, come spiega l’autore nella nota finale, di un racconto scritto nel 2001 e che, alla fine, è diventato un romanzo con protagonista il giovane Lorenzo La Marca, personaggio dei romanzi I delitti di via Medina Sidonia e La doppia vita di mister Laurent.
Il viaggio di un universitario alla ricerca di materiale per uno studio scientifico è un’avventura nel mare della Sicilia tra un equipaggio di pescatori mai visti. L’obiettivo della raccolta dati sui tonni è superato dal fascino dell’ignoto e dall’approdo in un luogo sconosciuto che diventa nuova e attraente meta. L’arcipelago Spada dei turchi, che di per sé non esiste, è un’isola che non c’è dove i turisti ritornano, dove è possibile ogni forma di contrapposizione, prima fra tutte quella delle apparenze.
La prima parte del romanzo è dedicata alle settimane in barca, occasione per stringersi a lupi di mare, uomini di altre culture e religioni, spaesarsi un po’ per poi ritrovarsi in una nuova terra.
La Spada ha fascino, i suoi luoghi muti sono da scoprire, chi la popola chiama ‘gli stravaganti’ gli stranieri che arrivano. Oltre l’immensità del mare, si trova questo arcipelago dal nome così esotico che vive di ritualità, periodi deserti e turisti. La Marca ne è attratto, lui cittadino colto è immediatamente benvoluto dalle poche persone che popolano la Spada. Fra questi, i gestori del bar Edelweiss, nome strano per un posto di mare sperduto. La Spada stupisce per la sua ricchezza, non è vero che non c’è nulla: dalla Spada si può osservare “un pezzo di universo”. Santo Piazzese mette tutta la sua Sicilia, quella dei sapori del cibo e del mare e di tutti i colori possibili.
Dal terrazzino dell’Edelweiss, La Marca trascorre giornate di accidia, uno stato d’animo di necessità alla Spada, non un vizio capitale, ma un “assecondare attivo di una spinta all’introspezione e non il vizio della contemplazione di sé”.
In Blues di mezz’autunno non ci sono morti ammazzati e casi da risolvere tra i corridoi dei laboratori di ricerca, come negli altri romanzi con protagonista La Marca, c’è solo un momento di paura collettiva alla Spada, un’apparente disgrazia presto risolta.
Il posto è piccolo, tutti sanno tutto di tutti, non c’è anonimato dietro cui nascondersi almeno un po’, ciascuno ha un passato che gli altri conoscono, anche La Marca che entra a pieno in questo microcosmo lento e assolato. E la notte cala, l’ultima, mentre La Marca, arrabbiato perché forse qualcosa nella sua vita sta cambiando, legge un ‘romanzone’ di Amado.

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