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La legge sullo ius soli: se non ora quando?

L’OPINIONE
La legge sullo ius soli: se non ora quando?

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E’ di domenica 16 luglio la dichiarazione del Presidente del Consiglio che rimanda “a settembre” l’approvazione al Senato della legge sulla Ius soli. La legge è giusta, “ma non ci sono le condizioni” dice il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, dopo essersi consultato con Renzi. Così Alfano segna un punto dopo cento batoste. Forza Italia gioisce. E Salvini esulta: “è la prima vittoria contro l’invasione”.

In realtà la legge, già passata alla Camera, non c’entra molto con i disperati che approdano nei porti italiani. Si rivolge infatti ai bambini e ai ragazzi stranieri che sono da anni nel nostro paese, nelle stesse classi dei loro compagni italiani ‘doc’.
Non è un Ius soli puro, ma “temperato”, che concederà la cittadinanza italiana a una platea di circa 800.000 bambini nati in Italia e che frequentano da anni le nostre scuole. Ma far confusione, mettere insieme i rifugiati (clandestini li chiama la Lega) e i bambini nati e residenti in Italia e che non sono né rifugiati né tanto meno clandestini, rinfocola la paura del diverso e alza il vento sul fuoco doloso del razzismo.
Quattro anni fa, alle ultime elezioni politiche, il Pd prometteva come primo atto di governo una legge che concedesse il diritto di cittadinanza a tutti i bambini nati in Italia. Da allora sono cambiati sia il segretario del partito, sia – tre volte – il Presidente del Consiglio. Quella promessa di civiltà, mai revocata, non è stata però mantenuta.
Ora, rimandare la legge a settembre sembra l’anticipo di una bocciatura. O di una archiviazione.

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