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Pagare meno, pagare tutti

L’OPINIONE
Pagare meno, pagare tutti

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​C’era una volta un motto bello davvero: “lavorare meno lavorare tutti”. Purtroppo non ha avuto fortuna e anzi quell’obiettivo – che teneva insieme lo spirito solidale ed egualitario con la concezione di un mondo fondato sul valore del ben-essere, anziché sulla brama del denaro – si è ribaltato nel’attuale tragico… meno lavoro e nemmeno per tutti.
Oggi, per parafrasare quel vecchio e sfortunato motto (il cui anelito resta peraltro sempre validissimo e attuale), se ne potrebbe coniare uno assonante, allo scopo di sollecitare un serio e irrinunciabile impegno a perseguire l’obiettivo dell’equità fiscale attraverso una dura lotta all’evasione: “pagare meno pagare tutti”.

In tema di politica fiscale, la riduzione delle tasse decisa dal governo Renzi per rilanciare i consumi e infondere fiducia nei cittadini-consumatori, di per sé non basta. Se anche volessimo accogliere l’impostazione del premier, che ritiene opportuno in questa fase ridurre le tasse a tutti quanti – indiscriminatamente – ricchi o poveri che siano, resta doveroso combattere l’evasione.
Alcuni dati per capire di cosa stiamo parlando: si stima che nel nostro Paese ogni anno non si paghino le tasse su 350 miliardi di fatturato. In Italia l’evasione fiscale corrisponde a circa il 30% del Prodotto interno lordo; in Germania è il 16%, in Francia il 15, in Gran Bretagna il 12, in Spagna e in Belgio è il 22% del Pil. Complessivamente, fra gli Stati dell’Unione europea, l’evasione si aggira attorno ai mille miliardi l’anno (fonte Ue); di questi, circa 180 miliardi (quasi un quinto del totale) sono frutto del malaffare italiano, con un rapporto tra nero e Pil pari a circa il 27%, il più alto tra i Paesi occidentali dell’Unione.

Ma Renzi dribbla, non affronta il tema e se la cava populisticamente affermando che “ridurre le tasse a tutti non è né di destra né di sinistra, ma semplicemente giusto”. Obiettiamo che semplicemente non è vero: così come la razione di cibo per un canarino non soddisfa un rinoceronte, altrettanto lo sconto fiscale non ha lo stesso impatto su chi vive al limite della sussistenza e su chi invece gode di enormi ricchezze… Graduare i provvedimenti nel rispetto dei bisogni, questo sì che è giusto (e forse anche di sinistra…). Il malinteso e astratto egualitarismo sta proprio nel trattare tutti alla stessa maniera: se non si considerano le basi di partenza e le condizione reali e materiali di vita si fa torto alla giustizia sostanziale.
Ammettiamo però che in questa fase – considerando la particolare contingenza economica del nostro Paese, sia opportuno (‘opportuno’, non giusto) procedere secondo le indicazioni del governo. Quasi tutti gli economisti concordano nel ritenere che la fiducia (dei consumatori, degli investitori e dei mercati, usiamo pure questi termini un po’ urticanti) sia ingrediente imprescindibile per propiziare la crescita e il rilancio economico. Ma un conto è dare ossigeno a un sistema economico, altro è chiudere gli occhi sul malaffare e pensare di ricostruire uno Stato sulle sue macerie morali. E’ vero che il boom degli anni Sessanta si fondò anche sull’acquiescenza di uno Stato connivente con i furbi (il termine preciso sarebbe truffatori), le cui normative erano elastiche e derogabili. Però a lungo termine l’esito di quella dissennata politica è stato lo sfacelo di un Paese senza più ritegno né vergogna, in cui gli onesti sono destinati a soccombere, mentre corrotti e corruttori se la cavano sempre: l’Italia della sempiterna tangentopoli, insomma, di cui certo non possiamo essere fieri.

E allora, almeno veniamoci incontro: accantoniamo pure, per il momento (ma non a tempo indeterminato), l’obiettivo di fondo di rendere equo il sistema di allocazione (tramite sussidi, per esempio) e prelievo delle risorse monetarie attraverso una leva fiscale che regoli la propria forza riducendo o aumentando la pressione in maniera proporzionale, tenendo conto dei bisogni (come equità imporrebbe) anziché gravare o alleggerirsi su tutti i contribuenti in egual misura.
Ma, per favore: che almeno tutti paghino ciò che devono. Invece la lotta all’evasione fiscale resta un terreno sul quale poco o forse nulla si sta facendo… E la scelta di elevare la possibilità di prelievo dal conto corrente da mille a tremila euro – per esempio – pare andare nella direzione esattamente contraria, allargando le maglie ai tentativi di elusione dei disonesti.

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