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Politica indecente
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Quarantuno consiglieri regionali su cinquanta dell’Emilia Romagna sono indagati dalla magistratura per aver effettuato spese private con i soldi pubblici. Alcune precisazioni sono d’obbligo. Le accuse vanno provate. Gli indagati hanno il diritto di dichiararsi innocenti. Non tutti gli indagati sono sullo stesso piano per i reati attribuiti: alcuni sono clamorosamente scandalosi, altri forse frutto di superficiale disattenzione. Fatte queste doverose premesse garantiste, il giudizio politico e morale sull’intera vicenda deve essere severo. L’immagine di una Regione dal passato virtuoso ne esce a pezzi. Dopo il flop di partecipazione alle primarie del Pd, c’è da aspettarsi un crollo della partecipazione al voto. Questo sarebbe un dato negativo di per sé, perché si tratterebbe di una conferma della drammatica crisi di legittimità della politica e di sfiducia verso chi la rappresenta nelle Istituzioni. Come stanno reagendo i candidati? Intanto, va registrato l’errore di Bonaccini nel non aver preteso dai candidati un certificato di totale estraneità rispetto alle indagini in corso. E così troviamo nella sua lista la sgradevole presenza di indagati. Ciò che, però, è più grave è lo svolgimento della campagna elettorale: fiacca, di nessun interesse pubblico, silente sulle cause antiche del degrado che la magistratura sta evidenziando. La sinistra nella nostra regione vantava una riconosciuta diversità sul piano della dirittura morale, del rigore e della serietà dei suoi politici. Oggi, per l’opinione pubblica sono tutti uguali. E in questo mare inquinato della cattiva politica, pescano a piene mani gli avventurieri dell’antipolitica. Non si accusi di qualunquismo chi denuncia amareggiato questa deriva. Si metta, invece, mano ad una vera e severa autoriforma dei partiti fatta di recupero di onestà, competenza, passione civile, dedizione al bene pubblico. Insomma, come diceva un vecchio amico, quando sul cruscotto si accende la luce rossa che segnala pericolo, bisogna cercarne la causa e i responsabili, non dare una martellata al cruscotto…

Fiorenzo Baratelli direttore dell’Istituto Gramsci di Ferrara

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