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Renzi e il fascismo
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di Edoardo Nannetti

Renzi, pur di seguire la sua verve comunicativa in pillole, produce affermazioni estremamente pericolose.
In un comizio elettorale, per difendere il suo Italicum e criticare Brunetta che aveva evocato una somiglianza col fascismo, Renzi ha affermato: “voglio dire che quando si scomoda il fascismo bisogna dire che si uccidevano le persone per le loro idee; parlando di fascismo si profana la memoria di chi è morto; non si deve scherzare su queste cose!”. Sarebbe utile trasmettere per iscritto la violenza con cui sono state pronunciate queste parole (Tg1 ore 20 del 8-5-15), che a qualcuno possono apparire ovvie ma che, come si vedrà, sono estremamente pericolose.
A prescindere dalla natura fascista o meno dell’italicum (è però incontestabile la sua somiglianza con il premio di maggioranza voluto da Mussolini nel 1924 con la legge Acerbo), è evidente che il fascismo non è tale solo per l’uccisione di dissidenti, ma è un processo verso un sistema progressivamente dittatoriale, di eliminazione graduale ma inesorabile delle libertà democratiche, di assegnazione del potere a chi non rappresenta la maggioranza dei cittadini, di compressione delle libertà sindacali fino alla loro eliminazione e, corollario di questa volontà di potenza, anche il carcere il confino o l’uccisione per i dissidenti. E’ anche evidente che fascismo, in Italia, è sinonimo di dittatura.

E’ evidente che una legge elettorale che assegna arbitrariamente il 53% dei seggi ad un partito che abbia anche solo il 25% dei votanti (può accadere nel ballottaggio e si parla di votanti, neppure degli elettori, che ormai si astengono in massa sentendosi traditi da questa pseudo-democrazia), viola il principio costituzionale di uguaglianza del voto fra i cittadini, regalando la maggioranza assoluta a chi non ce l’ha; inoltre consente a quel partito, da solo, di eleggere il Presidente della Repubblica, votare riforme costituzionali, nominare membri della Corte Costituzionale eccetera (cioè di scegliersi i controllori istituzionali del suo operato). Questa legge prepara la dittatura. Il fascismo preparò così la propria. Il fascismo controllò anche gradualmente l’informazione: Renzi vuole sottomettere la Rai al potere diretto del governo (vedi la ‘riforma’della Rai da lui proposta).

La frase di Renzi però è grave perché sottende un principio grave: finché non si ammazzano i dissidenti non c’è dittatura, non si può evocare il fascismo; la democrazia è solo questa assenza di morti o , al massimo, la possibilità di parola (col tuo vicino di casa?). Dobbiamo essere contenti che non ci ammazza; prima di denunciare il rischio di dittatura dobbiamo aspettare almeno il carcere o il confino (ma anche questo non è ancora uccidere i dissidenti, quindi c’è ancora del margine).

Quella di Renzi è una di quelle frasi che, proposte con una falsa autoevidenza, si affermano acriticamente nel senso comune come vere e che svuotano, proprio loro, il senso delle parole e della democrazia che è qualcosa di più del diritto di non essere ammazzati per le proprie idee. Sono frasi pericolose perché preparano la dittatura anche cercando di plasmare il senso comune in modo distorto.
Renzi su un punto ha ragione: non si scherza su queste cose! Lui per primo dovrebbe smettere di scherzare e dovrebbe chiedere scusa per questa frase vergognosa.
Così scriveva già nel 1945 Don Primo Mazzolari: “Il ‘virus’ fascista , che può far degenerare di nuovo la democrazia, è purtroppo latente in molti animi e ci può far riportare alla dittatura, ‘curia et populo plaudente’”

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