7 Novembre 2016

L’orto del vicino…

Redazione

Tempo di lettura: 2 minuti

di Lorenzo Bissi

Se Barack Obama, all’inizio del suo primo mandato di Presidente degli U.S.A. aveva annunciato di voler compiere una svolta a dir poco rivoluzionaria nel campo dell’industria del cibo americana, ora ha decisamente cambiato idea, o forse gliel’ha fatta cambiare qualcun altro.
Big food, ossia il gruppo di multinazionali che negli U.S.A. controlla il settore alimentare, ha dimostrato eccellenti doti persuasive: se una volta il contadino si svegliava con il canto del gallo, all’alba, pensate che ora gode di un’intera orchestra capace di tener testa a Maria Callas in quanto a doti liriche, che passa tutto il giorno ad esercitarsi, tant’è che ormai sono talenti che vivono a stretto, strettissimo contatto fra loro. E se una volta le mucche vivevano tutte insieme, nello stesso recinto, pensate che ora ognuna ha ottenuto una gabbietta singola, che magari non è molto spaziosa, ma è sicuramente accogliente: il comfort prima di tutto! E i maiali, che un tempo erano obbligati a starsene a sguazzare nel fango, all’aria aperta, ora sono stati trasferiti in residence coperti, provvisti di ristoranti all-you-can-eat 24/7, che gli permettono di saziare il loro appetito, che forse è senza fine.
Per favore, andateglielo a dire ai coniugi Obama che l’orticello della Casa Bianca finisce male se non si usano dei pesticidi degni della Prima Divisione Marines; coalizioni di ambientalisti, sostenitori della salute pubblica, militanti per i diritti degli animali e movimenti per la riforma del sistema alimentare ci hanno provato a far tornare tutto come una volta, alzandosi dalle loro ricche tavole, e urlando apertamente il loro disappunto. Ma non sono stati ascoltati: d’altronde le persone educate non parlano con la bocca piena.
Poi non dite che la strategia di big food non sia efficiente.


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