COMUNICATI STAMPA

L’ossimoro è la figura retorica che consistente nell’accostare parole che esprimono concetti contrari.
Come la storia di Noa Pothoven, la ragazza olandese di 17 anni, che ha scelto di smettere di vivere.
Noa soffriva di depressione, anoressia e stress post traumatico per aver subito delle violenze da bambina. Non sopportava più il dolore che il tempo non era riuscito minimamente ad alleviare.
E dopo aver salutato con un post le persone che avevano seguito la sua storia, si è spenta a casa sua circondata dalla famiglia.
Non sono di sicuro queste poche righe il luogo opportuno anche solo per accennare se sia giusto ricevere aiuto per morire, così come aveva chiesto lei. Pare infatti che, non essendoci le condizioni nel suo caso per poter accedere al suicidio assistito, si sia lasciata morire smettendo di mangiare e di bere, aiutata solo per evitare le sofferenze che questo comporta.
Un gesto che fa riflettere sulla profondità della sofferenza psicologica patita da Noa.
A pensare ad una ragazza di 17 anni che desidera morire, quando invece dovrebbe essere l’emblema della gioia di vivere, non riesco a trovare un’immagine diversa per descriverla.
Un ossimoro, sono due concetti opposti, che mai dovrebbero coesistere.
Due calamite potenti che dovrebbero solo respingersi.

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