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Luci e ombre della nuova piazza Trento e Trieste e dintorni

Tempo di lettura: 3 minuti

da: ufficio stampa Comitato Elettorale Vittorio Anselmi, Candidato Sindaco di Ferrara

Vittorio Anselmi, da architetto, esprime il proprio parere circa il restauro della piazza principale di Ferrara.

In attesa che venga scoperto l’ultimo velo del rifacimento della piazza, così da poter esprimere un giudizio complessivo sulla qualità dell’intervento, avanziamo qualche dubbio e perplessità sulle scelte operate, sia sotto il profilo architettonico che delle precauzioni per l’allontanamento delle acque meteoriche. Non vogliamo fare i gufi, ma le canaline poste a filo pavimentazione, soprattutto sul lato del loggiato del Duomo, potranno resistere a sollecitazioni estreme, soprattutto in caso di “bombe d’acqua”, quando più che la “portata” conterà la velocità di scorrimento? Perché non si è mantenuto, almeno lì, il vecchio dislivello? Sia sotto il profilo funzionale che soprattutto quello architettonico, la scelta di eliminare il dislivello (marciapiede) ci sembra sbagliato. Oltre che motivo di legittima preoccupazione per possibili allagamenti dei negozi, viene completamente falsata la lettura della piazza stessa, con un ingiustificato appiattimento dei livelli, nonostante le differenze dei materiali. Su questi ultimi poi ci riserviamo un più approfondito intervento, in seguito. Ma se per questa piazza ci asteniamo dall’esprimere giudizi definitivi, non possiamo esimerci dal giudicare quanto ormai quasi definitivamente fatto nel lunghissimo e tormentato cantiere di Galleria Matteotti: se da un lato sono stati eseguiti apprezzabili interventi di risistemazione dei soffitti e delle grandi luci in vetromattone, dall’altro lato è stato invece eseguito un intervento assai discutibile sulle pavimentazioni. Forse in nome del necessario requisito di essere antisdrucciolevole, è stato scelto un materiale che già oggi appare sporco e degradato, e per il quale si prevedono già onerosi interventi di manutenzione e pulizia. Ma ancor più incredibile, a mio parere è il fatto, verificato personalmente, dell’errore di posa della pavimentazione stessa soprattutto lungo il lato di piazzetta Gobetti. Quando piove, come in questi giorni, l’acqua trova una insospettabile pendenza verso l’interno e, senza che venga intercettata da griglie o canaline, arriva fin sotto i tavoli del bar Massimo.
Un errore progettuale, o di cantiere (chi ha controllato?) che era stato denunciato alla D.L. ed agli amministratori dagli stessi proprietari delle attività in Galleria, già durante l’esecuzione dei lavori; evidentemente inascoltati.
Purtroppo adesso il danno è fatto, e chi ne subisce le conseguenze sono i cittadini. Chi pagherà per questo?
E se questi sono i metodi utilizzati per eseguire le opere pubbliche, cosa dovremmo aspettarci dopo le prossime elettorali e le trionfali inaugurazioni, compiute in serie in questi ultimissimi mesi? Le elezioni passano, i danni restano.

Vittorio Anselmi

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