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L’ultimo scatto di Andrey Stenin

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Da MOSCA – Venerdì 5 Settembre, Mosca. Un collega mi avverte del suo arrivo in ritardo in ufficio per la presenza di traffico intenso in una zona a pochi passi da noi. Il traffico e la presenza di tante persone, colleghi giornalisti o gente comune non rimasta indifferente, sono la reale causa di un rallentamento all’altezza dell’agenzia russa di stampa internazionale Rossiya Segodnya, sul larghissimo Zubovsky Bulvar. Fiori rossi ovunque, tristezza e lacrime, qui si sta svolgendo la cerimonia commemorativa del fotoreporter di guerra Andrey Stenin, ucciso nell’est dell’Ucraina, le cui ultime notizie risalivano allo scorso 5 agosto.

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Mosca, davanti all’agenzia stampa, foto di Simonetta Sandri

Da allora, la stampa russa e internazionale si erano mobilitate, sfilando per le strade del mondo con il suo giovane ritratto, accompagnato dallo slogan “Liberate Andrey”. Si sarebbe scoperto solo qualche giorno fa che Andrey era stato ucciso, poco dopo la sua scomparsa, nel corso di un bombardamento contro un convoglio di mezzi che trasportavano centinaia di rifugiati, scortato dalle milizie, nella zona di Donetsk. Stenin è il quarto giornalista russo che muore lavorando, seguendo i fatti di guerra in Ucraina, come era avvenuto anche, ricordiamo, al fotografo italiano Andrea Rocchelli, nel mese di maggio. Oltre ad Andrey, altri tre giornalisti russi sono periti nel conflitto, il corrispondente Igor Kornelyuk, l’ingegnere video Anton Voloshin e il cameraman Anatoly Klyan. I suoi colleghi dicevano che Andrey “non poteva mai stare fermo”, che viveva sotto il fuoco delle artiglierie e che era estremamente appassionato e coinvolto dal suo mestiere di fotoreporter, che aveva intrapreso dal 2003.

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Andrey Stenin a lavoro, foto RIA Novosti

Voleva immortalare gli eventi, sempre, lasciare traccia di quanto di terribile l’uomo poteva essere capace di fare. Era stato in Siria, nella striscia di Gaza, in Crimea durante il referendum, in Egitto, in Libia, in Kirghizistan e in Turchia. L’unico pezzo scritto da lui, ad accompagnare le fotografie, è quello di Libia, intitolato “Come abbiamo lottato per Ras Lanuf e la Libia libera”: ha sempre voluto parlare solo per immagini e con le immagini.
Insignito del premio “Camera d’Argento” nel 2010 e nel 2013, Stenin, dal 2003, aveva lavorato nel giornale Rossiyskaya Gazeta, con il portale Gazeta.ru e, nel 2008, aveva iniziato ad occuparsi esclusivamente di fotografia, lasciando bruscamente il giornalismo classico (che non amava come la fotocamera), operando come freelance per Itar-Tass, Ria Novosti, Kommersant, Reuters, Associated Press, France Press. Collaborava con Ria Novosti dal 2009 (chiusa il 9 dicembre 2013 e sostituita dall’agenzia russa di stampa internazionale Rossiya Segodnya) e, dal 2014, era diventato l’inviato speciale di Rossiya Segodnya.

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Ritratto di Andrey Stenin, foto RIA Novosti

Andrey è stato insignito post mortem dell’Ordine del Coraggio, con decreto firmato dal presidente Vladimir Putin, proprio lo stesso scorso venerdì. Di lui restano centinaia di coraggiosi e intensi scatti, molti dei quali esposti davanti alla sede moscovita dell’agenzia stampa e l’annuncio recente della creazione di un premio internazionale annuale di fotogiornalismo in sua memoria. Riposa ora nel cimitero Troyekurovskoye di Mosca. Amaramente e tristemente, se ne va un altro giovane reporter trentatreenne, talentuoso e visionario, che ha sacrificato la propria vita perché la gente sappia la verità, per il diritto di tutti gli uomini di avere un’informazione obiettiva, chiara e multilaterale.

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