COMUNICATI STAMPA
Home > IL QUOTIDIANO > Ma quanti siamo? Idealisti senza sponda

Ma quanti siamo? Idealisti senza sponda

Sinceramente, io penso di avere una disfunzione mentale che mi allontana dalla percezione della realtà, ammetto di essere particolarmente settario ed ottuso a riguardo delle mie idee politiche e sul mondo in generale. Ma la situazione politica italiana mi annebbia la mente. L’attuale governo, figlio illegittimo dei tanti governi centro di qua e centro di là, scorrazza bel bello nella psicologia del ventennio di molti suoi esponenti. Prima gli italiani, chi aiuta lo straniero è contro l’Italia, donazioni per i caduti, difendiamo i confini, sacro suolo d’Italia, Dio, patria e famiglia, l’aratro traccia il solco e la spada lo difende. E allora il Pd? Parlateci di Bibbiano? E la panda di Marino? E i nostri eroici marò?
Sinceramente, non sono in grado di farne una sintesi, e né un’analisi particolarmente intelligente, ma l’evoluzione (involuzione) sociologica della società italiana ha creato, direi plasmato una classe dirigente, non solo politica, aggiungerei anche imprenditoriale e manageriale, di macchiette da operetta, specchio dei vizi e non delle virtù, dell’italiano medio. La fruibilità immediata delle notizie, delle news, vere, verosimili o false, ha fatto si che la stragrande maggioranza della popolazione italica, abbia abbandonato il pensiero critico.

No, non voglio passare per il solito bacchettone di sinistra, che si trastulla sugli allori di una antica e forse superata, superiorità culturale, io la mia ignoranza la curo leggendo, ed è una terapia che mai abbandonerò, come fosse un farmaco salva vita.
Non vorrei sorgesse un dubbio a chi legge, io sono estremamente di sinistra, non considero sinistra il Pd, e ritengo che chi non si classifica né di destra e né di sinistra di fatto sia di destra…
Viviamo in un mondo che ha bisogno di nemici, il nostro sistema politico-economico, deve creare il babau dei sinistri, dei piddioti, dei comunisti (magari!), dobbiamo sentirci accerchiati, invasi, okkupati: “lasciateci lavorare”, “prima gli italiani”, “ma quando c’eravate voi?”.

Ma voi chi? il mio partito, a livello nazionale ha governato l’ultima volta nel ’46, per dire.
Ciò che più mi disturba, però, non è il peggior governo di cui io abbia memoria, ma il nulla cosmico che sta all’opposizione. Ad ogni tornata elettorale devo cercare nel microcosmo dei partitini rossi del due per cento, i miei valori e le mie idee, un pulviscolo di movimenti e sigle che diventano ossimoro.
Ma quale sarà il motivo per cui le idee novecentesche di libertà e giustizia sociale sono evaporate nella canicola dei cambiamenti climatici, di questo assurdo XXI secolo?
Non ho strumenti per analizzare ed approfondire una tematica così complicata ed epocale.
Posso fare delle ipotesi. Gente che la pensa come me esiste ancora, prova ad arginare la melma da social con le poche armi di cui dispone, partecipa sempre meno per la stanchezza, atavica, di essere sempre e perennemente in minoranza, esiste, ma non è rappresentata.
Un amico mio diceva che le uniche battaglie perse sono quelle che non si combattono, ed è vero, ma è davvero difficile, combattere allo specchio, logora anche i più tenaci.
Ma quanti siamo? Dove siamo? Come possiamo fare un censimento? Possibile che una sinistra marxista, gramsciana, ecologista, sia talmente a vocazione minoritaria da essersi persa nel non voto, o rappresentata da piccoli e frammentati movimenti politici?

Io credo che il vero avversario sia il sistema politico economico mondiale, un capitalismo rapace che sotto la bandiera del liberismo, del guadagno, del benefit, della produzione indiscriminata, sta mangiandosi il futuro dei bambini.
I vari plutocrati, che governano il mondo, accecati dal mito del denaro, del potere, populisti che coltivano l’ignoranza, come forma di oppressione delle masse, una élite dominante che non sarà assolta dalla storia.
Credo, che la domanda a cui ora urge una risposta, non sia più chi siamo, ma quanti siamo?

Commenta

Ti potrebbe interessare:
TACCUINO POLITICO
I rischi della ‘rivoluzione passiva’ italiana
Facciamoci del male
DIARIO IN PUBBLICO
Poltrone, ansia pubblicitaria, cataclismi
Crisi di governo: meglio le elezioni di un altro pasticcio

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi