26 Febbraio 2022

Manitas : la sapienza del Sapere delle Mani contro il Pensiero Unico

Roberta Trucco

Tempo di lettura: 5 minuti

mani

 

Quando esce un libro è sempre una gioia. È un piccolo tesoro di parole e di idee che volano nell’aria se, come nel caso del libro di cui voglio parlarvi, risuonano nei cuori e aprono le menti.
È il caso del romanzo Manitas dell’amico Gianni Vacchelli che è uscito il 3 febbraio e al quale voglio dedicare qualche pensiero.

Manitas  porta con se un contenuto unico e speciale. È la storia di una bambina, Angelica, che sviluppa pensiero grazie all’intelligenza delle sue mani, un’intelligenza che oggi noi abbiamo delegato alla tecnologia. Le nostre mani si sono fuse con la  tecnologia fino a non conoscere più dove finisce il corpo e inizia l’artificio.
Ci hanno convinto che siamo corpi imperfetti e necessitiamo di protesi artificiali per potere vivere.
Ma questa bambina, non del tutto ancora assoggettata a questa cultura, intuisce, capisce ed elabora pensiero seguendo le sue di mani e quelle della nonna. Sarà proprio l’eredità che riceve dalla nonna che la spingerà a non disperdere la conoscenza delle mani. È un’eredità che risuona in tutti noi, perché è passata per millenni attraverso le generazioni, e ci ha sempre indicato che oltre all’intelligenza logica, astratta della mente c’è un’intelligenza del cuore che passa attraverso gli arti e gli organi del nostro corpo.

Un corpo intelligente, capace di produrre reazioni biochimiche, reazioni complesse che vanno a integrarsi a quell’intelligenza razionale, così esaltata dal nostro mondo occidentale, fino ad acquisire un potere capace di cancellare tutti gli altri.
Ebbene, questo libro acquista un ‘importanza rilevante proprio in questo momento storico perché siamo difronte a uno scontro epocale. Da un lato uno sguardo sul mondo che parla solo dell’imperfezione dei nostri corpi, della necessità di incrementarne artificiosamente l’efficienza dei corpi, come fossero macchine. Dall’altro chi sa che l’essere vivente è molto più di una macchina, che il nostro essere è molto complesso e che la tecnologia non arriva neanche a copiare un decimo della competenza  e della complessità di cui è capace ogni corpo vivente.
Dove per corpo si intende corpo fisico e spirituale come due entità non separate e separabili.

Tutta questa altissima riflessione si snoda con semplicità attraverso le vicende, le fatiche, le scoperte, anche scomode e dolorose, che Angelica si trova a vivere. Angelica, nella contemporanea Milano, vive e cresce attraverso una esperienza mistica.  Le radici terrene,  radici profonde conficcate nella terra, nella terra madre sono il terreno sul quale cresce l’albero della conoscenza dando forma a panorami sempre diversi grazie all’unicità di ogni essere umano.

Vale la pena leggerlo questo romanzo.
Non è un caso se è uscito in questi tempi estremi, tempi in cui sembra primeggiare l’ideale delle identità fluide, digitali, dove l’incarnazione sembra un ostacolo alla realizzazione dei propri sogni. Mentre l’incarnazione, se non è pensata e vissuta come pura materia, ma come un mondo più complesso di energia sottile, può aprire a un futuro nuovo e di salvezza.

Ho amato moltissimo la sapienza del sapere delle mani, punto di partenza del viaggio di Angelica.
Noi donne l’abbiamo ancora molto radicata, mentre a mio avviso, gli uomini, a parte quei pochi che ancora curano la terra, sembra l’abbiano persa. Anzi forse sarebbe giusto dire che gli uomini tendono a volersene liberare proprio per diventare immortali, perché il sapere delle mani e del ventre di Angelica è un sapere che si misura costantemente con la finitezza (che a me viene di chiamare finitudine, come a dire che c’è una fine che poi apre a un altro cominciare) e con la misura del tempo.

Il fare è sempre legato al tempo, l’essere invece no. La tesi del libro è davvero interessante, che condivido. Siamo a un bivio ed è un bivio antropologico. Con un salto quasi quantico, alla fine del libro il bivio antropologico si palesa, e saranno le parole di Angelica a renderlo evidente.
Io spero sceglieremo di vivere nel mondo di Angelica, dicendo un secco no a un mondo in cui il fine è  cancellare il sapere dei corpi, sapere ancestrale che ci mette in dialogo con l’universo e con il tutto.

Lo  stile del romanzo è molto poetico e ha una forza teatrale. Le parole sono tutte molto dense, a tratti forse troppo, nel senso proprio mistico del termine, il che lo rende un piccolo gioiello.
Certo, la domanda di quanti saranno pronti a vivere questa esperienza forte, resta, perché già i lettori sono pochi e ancor meno quelli che sono disposti a farsi avvolgere da un mondo misterico. E’ comunque una bella scommessa, vale la pena portarla in giro per aprire crepe nel pensiero unico granitico che oggi, senza che ce ne accorgiamo, governa il mondo degli umani dove sembra che “dio sia morto”.



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L’autore

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), femminista atipica, felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia con una tesi in teatro e spettacolo. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all’ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l’arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta “che niente succede per caso.” Nel 2015 Ho scritto la prefazione del libro “la teologia femminista nella storia “ di Teresa Forcades.. Ho scritto la prefazione del libro “L’uomo creatore” di Angela Volpini” (2016). Ho e curato e scritto la prefazione al libro “Siamo Tutti diversi “ di Teresa Forcades. (2016). Ho scritto la prefazione del libro “Nel Ventre di un’altra” di Laura Corradi, (2017). Nel 2019 è uscito per Marlin Editore il mio primo romanzo “ Il mio nome è Maria Maddalena”. un romanzo che tratta lo spinoso tema della maternità surrogata e dell’ambiente.
Roberta Trucco

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