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Martedì 9 febbraio il Pri celebra l’anniversario della Repubblica Romana

Tempo di lettura: 4 minuti

da: Partito Repubblicano Italiano – Sede di Ferrara

A Ferrara, come in tutte le sezioni repubblicane d’Italia, si ricorda e si festeggia questo
importante avvenimento della storia della Repubblica Italiana. In Romagna, dove la tradizione è più
sentita, assieme ai festeggiamenti nelle tante sezioni del partito, sono previste manifestazioni pubbliche
di vario genere. Noi repubblicani riteniamo che ricordare la Repubblica Romana del 1849, sia, prima di
ogni altra cosa, un dovere morale che ogni cittadino e ogni cittadina che ama la libertà, dovrebbe
sentire come tale, anche perché questo tipo di iniziative sono rare occasioni per la formazione di una
coscienza civile; quella coscienza civile di cui, in Italia, si sente così forte il bisogno. Commemorare,
vuol dire ricordare insieme, ricordare all’opinione pubblica avvenimenti importanti, vuol dire impedire
che muoia per sempre il ricordo di persone che hanno dato la loro vita per l’ideale della repubblica.

Ma cosa era questo ideale della repubblica ?
Esso non era soltanto l’idea di una forza di governo opposta alla monarchia; l’ideale della Repubblica
per la quale lottarono i patrioti del 1849, era il sogno di una comunità politica di cittadini liberi e uguali,
che vivono insieme, sotto il governo della Legge, per il bene pubblico. Oggi, come allora, l’idea di
Repubblica non descrive ancora una realtà, ma esprime la speranza degli uomini e delle donne che
vogliono vivere la propria vita senza dovere subire odiose discriminazioni e senza dovere assistere allo
spettacolo disgustoso del privilegio e del favore. Ma commemorare vuol dire anche assumersi un
impegno morale e politico, l’impegno di proseguire lo sforzo per realizzare quegli ideali per i quali
hanno dato la loro vita, gli uomini e le donne che noi ricordiamo. E qui nasce una differenza importante
da sottolineare, fra la commemorazione laica e la commemorazione religiosa, perché la
commemorazione laica rinnova un impegno morale, e la commemorazione religiosa riconferma
soltanto la validità del dogma e della fede.
Proprio per questo noi laici abbiamo bisogno, più dei cattolici, delle commemorazioni e dei ricordi,
perché non possiamo inventare la certezza del dogma e neppure quella della verità rivelata, e abbiamo
quindi bisogno di memorie che sappiano rinnovare la mente e il cuore delle persone, che sappiano far
ritrovare l’impegno e dare alla ragione la forza della passione.
Purtroppo, oggi giorno molti guardano a queste iniziative repubblicane come a forme di patriottismo
inutile e superato, cose di altri tempi, che non hanno più molto senso nel mondo moderno dell’Euro,
della globalizzazione dei mercati. Ciò è dovuto anche al fatto che le forze che oggi dominano nel
panorama intellettuale e politico italiano, le culture di sinistra e di destra, non sentono questa tradizione,
non ne sono figli ed eredi, e le valutano con sufficienza. Esse guardano con un senso di fastidio la
memoria storica e le esperienze repubblicane, per cui, se si esaurissero le forze della tradizione italiana
repubblicana, questo patrimonio morale e culturale verrebbe in poco tempo sepolto, e in questo modo
sparirebbe una delle risorse più preziose per la rinascita della coscienza civile in Italia. Noi repubblicani
siamo fermamente convinti del contrario, perché riteniamo che un popolo che non sa dare significato,
valore e bellezza alla propria storia, difficilmente può acquistare quel senso di dignità, di rispetto di se
stesso, che è premessa indispensabile per la cultura civile. Come una persona che ha poca stima di se,
acquisisce la mentalità servile o arrogante, così un popolo che non ha l’orgoglio neppure per alcune
pagine importanti della propria storia, non può essere che un popolo di servi o di clienti e di oppressori
arroganti; da questo non si sfugge.
Noi repubblicani siamo quindi fieri di continuare a mantenere in vita questa tradizione della
celebrazione della Repubblica Romana, anche perché riteniamo che, gli oltre cento anni di coerenza
politica, dimostrati dal non avere mai sentito la necessità di cambiare il simbolo, ci legittimano a
pensare di disporre delle risorse storiche, culturali e morali per far nascere e rinascere nel cuore degli
italiani la passione civile, senza bisogno di tesi dogmatiche, di verità rivelate e senza bisogno di fede
nell’infallibilità del capo.

Il Presidente provinciale del PRI di Ferrara.
Vittorio Antonelli

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