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Mascherine km0 ed urgenza di impiegarle.

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Tempo di lettura: 3 minuti

Da: Lega Emilia Romagna.

E’ caccia alle mascherine di protezione. Scarseggiano negli ospedali, dove pure si sono verificati casi incredibili come il furto di dispositivi, in quello parmense. Ma le cercano in maniera spasmodica gli stessi cittadini, disposti ad acquistarle in rete a prezzi folli. Peraltro, spesso, senza accertarsi che ciò che si acquista disponga dei doverosi parametri di sicurezza. Eppure, un modo per uscirne ci sarebbe: «Abbiamo già contattato alcune aziende e, almeno due di queste, si sono dette pronte a mettere in produzione in tempi rapidi le mascherine indispensabili per affrontare l’emergenza “coronavirus”». A dirlo sono il consigliere regionale della Lega, Fabio Bergamini, e il sindaco facente funzioni del Comune di Bondeno, Simone Saletti. Con quest’ultimo che ha parlato personalmente con gli imprenditori interessati ad avviare le linee di produzione necessarie. «Questo – dice Saletti – anche per scongiurare il preoccupante fenomeno di chi confeziona “artigianalmente”, nelle proprie case, le mascherine di protezione, mettendole a disposizione sui social. Vorrei dire – puntualizza il sindaco f.f. – che chi indossa mascherine non autorizzate e prive dei più elementari crismi di sicurezza mette a rischio se stesso e gli altri. Noi abbiamo la disponibilità di aziende serie che potrebbero avviare subito la produzione, ma c’è l’ostacolo delle certificazioni». Le mascherine che occorrono sono registrate con il marchio Ce. «L’Italia ha dismesso da almeno un decennio gran parte della produzione di dispositivi di protezione individuale, come tute monouso o le mascherine FFP2, perché qualcuno ha trovato più conveniente andarle a produrre in Cina. Il mercato ne richiedeva prima alcuni milioni di esemplari, ma ora – in pieno blocco delle importazioni cinesi – ciascun Paese ne richiede decine di milioni in una sola volta. Per questi motivi, tanti operatori sanitari, dipendenti delle aziende e cittadini ne sono sprovvisti. Occorre un servizio regionale per offrire consulenza alle aziende che sarebbero disponibili ad iniziare una produzione di dispositivi», suggerisce il consigliere regionale Fabio Bergamini. Perché l’articolo 15 del “Cura Italia” prevede già, in deroga alle vigenti normative, una procedura “ ultraveloce” per una produzione che, se non è certificata, risulta almeno conforme alle norme tecniche e quindi non dannosa. Ma…«la Regione dovrebbe creare un canale comunicativo apposito per favorire le aziende che intendono mettersi a disposizione, in questa fase di emergenza. Visto che non possiamo permetterci tempi dilatati – conclude Bergamini – e proponiamo di sviluppare da subito una strategia condivisa per consentire la produzione su larga scala di mascherine».

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