Home > IL QUOTIDIANO > Melania
Tempo di lettura: 4 minuti

Melania Trump: l’avevamo lasciata preda dei commenti del gossip, del pour parler della cronaca più disimpegnata, protagonista di apparizioni e look che non potevano sfuggire all’attenzione dei media. Abbiamo seguito le polemiche e le interpretazioni più fantasiose su quel parka indossato in occasione della visita alla struttura Upbring New Hope Children’s Center a Mc Allen in Texas, a ridosso del discusso confine tra USA e Messico, con quella appariscente scritta sulla schiena “I really don’t care, do u?”  (“A me non importa davvero, e a te?”). L’abbiamo criticata di recente sulle pagine di ogni magazine, ripresa mentre in Florida si recava al voto in un esclusivo abito di Gucci e la rara borsa Kelly Toile di Hermés, un outfit complessivo da 20.000 dollari sonanti. Una donna che ci aveva per un attimo fatti sognare quando, all’alba della vittoria presidenziale del marito Donald nel 2016, aveva dichiarato pubblicamente “I don’t always agree with his way of saying things” – Non concordo sempre con il suo modo di dire le cose – promettendo presenza, incisività e determinazione a fianco di chi era appena diventato uno dei potenti al mondo.
E i segnali di quel suo dissociarsi lo si è intravisto in numerose occasioni, rifiutando di prendere posto alla Casa Bianca per i primi cinque mesi del mandato, trascorsi a New York con il figlio Barron, sfilando visibilmente e in più occasioni la mano da quella del marito, nelle visite ufficiali e negli spostamenti, assumendo una mimica espressiva più che eloquente nei momenti pubblici significativi e cruciali, che non è sicuramente sfuggita ad occhio attento.

Nella realtà dei fatti, la sua partecipazione alla vita politica del tycoon non è stata così sollecita e di spessore: Melania Trump forse non ha mai voluto fino in fondo il ruolo di first lady che le spettava. E’ scivolata nella storia degli Stati Uniti d’America, con il suo elegante e inconfondibile passo felpato, lo sguardo felino che tutto coglie senza scomporsi, senza concedersi, se non a piccole parentesi indispensabili, a telecamere e media. Statuaria icona di bellezza e stile, eredità dei suoi trascorsi di modella sulle passerelle di Milano e di molte altre capitali della moda, si è sempre posta con discrezione a fianco del marito Donald, a volte quasi restia o imbarazzata, ricordando quello che dev’essere stata nel passato: una bella e intelligente ragazza di Novo Mesto, cittadina della Slovenia Sudorientale, padre rappresentante di auto e madre disegnatrice di cartamodelli per le creazioni di moda, la vita in condominio dopo il trasferimento con la famiglia a Sevnica, studi di design e architettura a Lubiana mai portati a termine, a 16 anni già modella e a 18 il suo primo contratto importante in tasca.
Una vita in crescendo, fino a diventare la 45^ first lady americana. In un’intervista del New York Times del 2016, sul ruolo che avrebbe assunto nel caso di vittoria del marito, rispose: “Sarei molto tradizionale, come Betty Ford o Jackie Kennedy. Lo sosterrei.”
Forse il peso del ruolo, la predominanza della figura presidenziale, le dinamiche familiari e i rispettivi incarichi rappresentativi non hanno facilitato fino in fondo le intenzioni, rendendo il mandato una vera prova di forza per lei, affrontata con il sorriso, la discrezione, a volte le lacrime. Con la sconfitta di Donald Trump, ha luogo l’ultimo atto di quello che la CNN ha definito lo ‘psicodramma’ alla Casa Bianca, prima che il sipario cali definitivamente su questo mandato: il Presidente uscente continua a rifiutare ogni contatto con tutti i capi di Stato e le sue fantasmagoriche battaglie legali per dimostrare brogli e irregolarità si protrarranno ancora per poco.
In quanto a Melania, le cronache riferiscono che si sta alacremente occupando degli addobbi natalizi alla White House, fedele alla decisione di rimanere in silenzio. E in questo caso il silenzio parla.

 

Commenta

Ti potrebbe interessare:
papa francesco
La deriva dei cattolici americani:
l’ultimo libro di Massimo Faggioli presentato all’Ariostea
“Pensare positivo” per Trump
“Pensare positivo” per Trump
Donald Trump, la crisi della democrazia, la crisi della fiducia nelle istituzioni.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi