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10 febbraio: Giorno del Ricordo, istituito con legge n.92 del 30 marzo 2004, al fine di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Quella del confine italiano orientale è davvero una vicenda complessa, fatta di esodi, controesodi e migrazioni forzate, di popolazioni presenti da secoli su quel territorio, italiani, sloveni e croati, spesso fusi e mescolati tra loro. Una complessità che si riflette sulla riflessione storica e storiografica e sullo stesso iter che ha portato all’istituzione di questa solennità civile nazionale, che non pochi (per esempio gli storici Enzo Collotti e Angelo Del Boca) considerano “un ambiguo contraltare del Giorno della memoria”.
Unici elementi costanti in questa vicenda sono la sofferenza e il senso di sradicamento di centinaia di migliaia di persone costrette di volta in volta a lasciare la terra su cui erano cresciute, con qualunque nome la chiamassero. Uno degli ultimi a riportare alla luce le storie dimenticate dai più degli esuli istriani è stato Simone Cristicchi con il suo “Magazzino 18”, che prende il nome dal magazzino nel porto di Trieste dove ancora sono stipati tutti i beni che nessuno è più giunto a reclamare.
Vi proponiamo due approfondimenti:
Un excursus storico a cura della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati
Il dibattito nato sulle pagine online di Wumingfoundaton.com

cristicchi-magazzino-18

Il cantautore italiano Simone Cristicchi

Ah…come si fa? A morire di malinconia per una terra che non è più mia,
che male fa, aver lasciato il mio cuore dall’altra parte del mare…
(Simone Cristicchi)

 

Leggi anche:
L’antidoto della memoria per elaborare il dolore: al Magazzino 18 Cristicchi ritrova la dignità di un popolo
Cristicchi: “Con il mio musical civile do voce a chi non ce l’ha”
Il magazzino della memoria

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