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da: Ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

Quali forme ha il tempo? Ne parlano a Unife tanti esperti tra docenti e scrittori nel corso di un ciclo di conferenze su Scienze e Metafisica

Al via mercoledì 18 novembre alle ore 17 a Palazzo Turchi Di Bagno, (c.so Ercole I D’Este, 32), il primo appuntamento del Ciclo di conferenze Scienze e Metafisica: Le forme del Tempo, che si terranno fino al 3 febbraio 2016, organizzate dal Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Ferrara, che illustrano forme diverse del Tempo nella Storia dell’Arte, in Geologia, nella Genetica delle popolazioni, in Filosofia, in Letteratura, in Zoologia, in Fisica e nella Preistoria.
Prima relatrice sarà Enrica Domenicali, Storica dell’arte della Provincia di Ferrara, che interverrà sul tema “Fisica e Metafisica in Castello”.
“L’osservatorio di Giuseppe Bongiovanni, uno scienziato di fama internazionale all’inizio del Novecento – ci anticipa Domenicali – era nella torre Nord-Ovest del Castello di Ferrara, il monumento che diventerà un’icona della pittura metafisica. Lo frequentarono senz’altro De Chirico, Savinio, e il giovanissimo De Pisis. Tutti e tre lo ricorderanno negli scritti di quegli anni: luogo di fascinazione, catalizzatore di percorsi creativi. Il Castello, testimone di questa e di tante altre storie, conserva sulla porta di accesso alla torre di Santa Caterina la targhetta smaltata con la scritta ‘Osservatorio’”.
Ecco il calendario degli appuntamenti che si terranno tutti alle ore 17 a Palazzo Turchi Di Bagno:
Mercoledì 25 novembre “La materializzazione del Tempo”, relatore Davide Bassi del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra di Unife.
Venerdì 4 dicembre “Perché non possiamo non dirci africani”, relatore Guido Barbujani, del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie di Unife.
Giovedì 10 dicembre “Tempo perso e tempo guadagnato: il nostro (difficile) rapporto con il tempo”, relatore Marco Bertozzi, Sezione di Filosofia del Dipartimento di Studi Umanistici di Unife.
Mercoledì 13 gennaio “La forma del Tempo”, relatore lo scrittore Andrea Pagani, Docente di Lettere al Liceo Alberghetti di Imola.
Giovedì 21 gennaio “Dai tempo al tempo: gli orologi biologici nel mondo animale”, relatore Cristiano Bertolucci del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie di Unife.
Mercoledì 27 gennaio “Lenti gravitazionali per viaggiare nello spazio-tempo e capire di cosa è fatto l’Universo”, relatore Piero Rosati del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra di Unife.
Mercoledì 3 febbraio “I tempi dell’evoluzione umana”, relatrice Ursula Thun Hohenstein della Sezione di Scienze preistoriche e antropologiche del Dipartimento di Studi Umanistici di Unife.
L’allestimento grafico della locandina, dei pieghevoli e dei seminari è stato studiato dagli studenti della classe 4E – Grafica del Liceo Artistico Dosso Dossi di Ferrara: Sara Bernardi, Davide Bussolari, Davide Fantini, Fabio Fogli,Giulia Lazzari, Inka Mantovani, Agnese Maranesi, Andrea Marini, Elena Masiero, Edoardo Mingozzi, Martina Minguzzi, Nicole Mistroni, Valentina Paltrinieri, Emma Panicucci, Luca Rinaldi, Barbara Tartari, Cecilia Zannoni. Gli studenti sono stati accompagnati nello studio grafico dalle professoresse Federica Zabarri ed Erika Latini.
Per informazioni: Carlotta Cocchi – 0532/293554 – 338/6195391

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UNIVERSITA’ DI FERRARA


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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