26 Marzo 2015

Minarelli e Vitellio, le sette domande capitali nella corsa alla segreteria Pd

Sergio Gessi

Tempo di lettura: 7 minuti

Vitellio e Minarelli, in ordine di presentazione della candidature. Oppure Minareli e Vitellio in ossequio all’alfabeto. Comunque li si guardi e li si giudichi sono loro gli sfidanti al ruolo di segretario provinciale del Partito democratico di Ferrara. Luigi Vitellio è l’attuale segretario cittadino del partito. Nicola Minarelli è sindaco di Portomaggiore. Entrambi ambiscono alla sucecssione di Paolo Calvano, avviato alla nomina plebiscitaria a segretario regionale dell’Emilia Romagna. Ad ambedue abbiamo posto per iscritto le stesse domande per cercare di comprenderne meglio i tratti politici, il profilo identitario, le linee strategiche d’azione. Le domande vertono sul posizionamento del partito, il pantheon della memoria, i valori ideali, le priorità di intervento. Ciascuno aveva a disposizione lo stesso spazio complessivo, tremila caratteri. Entrambi hanno aderito all’invito. Minarelli ha disciplinatamente onorato l’impegno. Vitellio è arrivato un po’ lungo nei tempi e negli spazi, salvo riaggiustare il tiro in corsa. Sarà il presagio di un tribolato finale al fotofinish?
Ecco di seguito gli interrogativi e le risposte.

1. Considera il Pd un partito di sinistra o di centro-sinistra?
M: Considero il Pd un partito di centro-sinistra nel quale convivono diverse culture, sensibilità, tradizioni politiche e partitiche che si riconoscono nel riformismo italiano.
V: Il Pd è una formazione politica nata per cambiare il nostro modo di affrontare i temi e le questioni che la complessità dei sistemi sociali ci pongono con i loro continui mutamenti. I grandi temi dello sviluppo sostenibile, del lavoro, dell’istruzione e del rispetto delle persone e dei loro diritti a fronte dell’impegno che tutti noi abbiamo nel mantenere i “ nostri doveri”. Quindi schematicamente la risposta è il Pd è un partito di centro sinistra, con l’ambizione di rappresentare con i suoi valori anche chi finora ha guardato da altre parti.

2. Può indicare una personalità (una sola) rappresentativa della storia, della tradizione e dei valori che ritiene fondanti per il suo partito?
M:
Senza ombra di dubbio indico il Presidente emerito Giorgio Napolitano, un uomo che ha saputo nella sua lunga storia politica essere all’avanguardia e un vero riformatore e che ha dimostrato come Presidente della Repubblica di saper guidare il paese in uno dei periodi più difficili sia dal punto di vista economico, sia politico. La lungimiranza, la capacità di guida e persuasione, la volontà di mettere al centro il Paese anche oltre le proprie forze fisiche ne fa un esempio di spirito di servizio di servizio encomiabile.
V: Barack Obama è la persona che rappresenta di più il cambiamento, la rottura con la continuità. Come deve essere il Pd. Il mio personaggio è lui.

3. La questione morale, evocata come tale già da Enrico Berlinguer all’inizio degli anni ottanta, come dimostrano le cronache quotidiane è ancora drammaticamente irrisolta. Che fare per ridare un profilo etico alla vita pubblica?
M:
Essere particolarmente intransigenti coi comportamenti illegali e moralmente discutibili. Intransigenza nella selezione della classe dirigente e ancor meglio avvicinamento al cittadino del potere decisionale. Un sano e vero federalismo, che significhi scelte fatte dal livello decisionale e di governo più vicini al cittadino, può essere la garanzia che il controllo sia esercitato “a misura d’uomo” e dunque in maniera più efficace.
V: Il non rispetto per i cittadini e delle risorse pubbliche, l’occupazione di parti delle Istituzioni per interesse personale noi oggi la definiamo “questione morale”. Per combattere corruzione e malaffare serve uno sforzo comune che si deve basare su una cosa semplice: il buon esempio.

4. Un cittadino condannato in primo grado (ma non ancora in via definitiva, come nel caso dell’ex sindaco di Salerno, De Luca) a suo giudizio ha titolo per candidarsi a ruoli interni al partito o di rappresentanza nelle pubbliche istituzioni?
M:
Siamo per un partito garantista. Certamente però dovrebbe scattare una questione di opportunità politica nell’evitare situazioni di questo tipo. Ancor più certamente il Partito che immagino non può ammettere che un candidato o un eletto possa manifestare l’indifferenza verso le leggi dello stato o ancora peggio dichiari apertamente di infischiarsene.
V: Chi ha subito condanne in primo grado è opportuno che non si candidi a ruoli interni al Partito o di rappresentanza nelle istituzioni.

5. Per quanto riguarda i rapporti con le minoranze, ritiene giusto che il diritto al dissenso oltre che nel dibattito interno si esprima anche esternamente con voti in sede assembleare (Parlamento, Commissioni, Consigli regionali o comunali…) contrari all’orientamento adottato dalla maggioranza dal partito?
M:
Stare in un grande partito significa ammettere che ci siano sensibilità differenti, ma questo non può mai pregiudicare il principio che al momento delle decisioni ufficiali ci si comporta come un unico soggetto e che le decisioni prese dagli organismi dirigenti a maggioranza vadano rispettate. Altro discorso per i temi etici sui quali la libertà di coscienza credo debba essere ammessa.
V: Vogliamo rappresentare una parte ampia della società. Nei partiti grandi succede che ci sono molte persone, molte idee. Vedere più opinioni come un problema è sbagliato. Alla fine della discussione è necessario fare una sintesi e i gruppi dirigenti servono a quello. Altrimenti non dirigono più, sono diretti. Allora credo che chi ha delle responsabilità deve sapere che quando ha l’onore di ricoprire una carica pubblica per rappresentare non solo un partito, ma dei cittadini, ha anche il dovere di rispettare le decisioni che vengono prese dalla maggioranza.

6. Su cosa si deve puntare per lo sviluppo strategico di Ferrara?
M:
Ferrara sconta tuttora un gap infrastrutturale che è una delle cause della scarsa competitività e attrattività rispetto agli altri territori. Se poi si considera che il tessuto imprenditoriale è fragile e fatto di imprese di piccole e medie dimensioni ben si comprende quanto sia importante in questa fase approfittare della nuova programmazione territoriale 2014-2020 utilizzando i fondi europei per eliminare il digital divide, favorire l’inclusione sociale, il rafforzamento della competitività delle aziende, la valorizzazione del patrimonio turistico, culturale e ambientale.
V: Ferrara deve avere un ruolo strategico nel contesto regionale e nazionale e su questo innestare le politiche di sviluppo locale, oltre a quelle già esistenti. L’area vasta è questa grande opportunità. Penso alla Cispadana e all’autostrada regionale ,che ci congiunge al Brennero, all’idrovia che termina a Porto Garibaldi a pochi chilometri dal porto di Ravenna, alle eccellenze dell’Università, del petrolchimico, ai possibili scenari dettati dal parco del delta del Po, alla grande opportunità di avere lo snodo ferroviario di Bologna molto vicino e nello stesso tempo al sistema fieristico. Al valore stesso della città di Ferrara turistico e culturale. E’ necessario mettere a sistema queste e altre opportunità che esistono in un a ottica territoriale complessiva e condivisa. A livello nazionale le priorità sono i temi del lavoro, come a livello locale, la lotta all’evasione e la sicurezza, che per troppo tempo abbiamo lasciato in mano alla Lega nord. Ma anche la sicurezza ambientale e le nuove forme di economia, quella verde e quella blu.

7. Quale considera essere la priorità di intervento a livello nazionale e a livello locale? (una per ciascun ambito, non un elenco di questioni)
M:
A livello nazionale indico come priorità la riforma della pubblica amministrazione, nell’ottica della necessità di sburocratizzare un sistema ingessato, a tratti surreale. La indico prioritariamente perché non c’è altra riforma che possa reggere, implementarsi o dare i propri frutti se si trovano barriere a tratti insormontabili nel sistema pubblico. A livello locale indubbiamente il lavoro. Va messo in moto un ampio processo di coinvolgimento a livello politico e amministrativo al fine di individuare le priorità di intervento e fornire strumenti e policies efficaci.
V: Se dovessi dire una cosa che le racchiude forse tutti vorrei veramente un sistema di redistribuzione della ricchezza che funzionasse molto meglio ed aiutasse chi più ha bisogno e se lo merita: è abbastanza di centrosinistra questo?



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L’autore

Sergio Gessi

Sergio Gessi (direttore responsabile), tentato dalla carriera in magistratura, ha optato per giornalismo e insegnamento (ora Etica della comunicazione a Unife): spara comunque giudizi, ma non sentenzia… A 7 anni già si industriava con la sua Olivetti, da allora non ha più smesso. Professionista dal ’93, ha scritto e diretto troppo: forse ha stancato, ma non è stanco! Ha fondato Ferraraitalia e Siti, quotidiano online dell’Associazione beni italiani patrimonio mondiale Unesco. Con incipiente senile nostalgia ricorda, fra gli altri, Ferrara & Ferrara, lo Spallino, Cambiare, l’Unità, il manifesto, Avvenimenti, la Nuova Venezia, la Cronaca di Verona, Portici, Econerre, Italia 7, Gambero Rosso, Luci della città e tutti i compagni di strada
Sergio Gessi

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