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Ministra Fedeli: il protocollo col Meis, uno strumento concreto per costruire cittadinanza e partecipazione

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Da Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS

“Il documento sottoscritto oggi con il MEIS è di assoluta importanza e va nella direzione di concretizzare le parole ‘cittadinanza’ e ‘partecipazione’, perché individua una fonte certa, autentica e autorevole di competenza su questi temi e sull’ebraismo e la Shoah, in particolare, contro tutto ciò che è contraddittorio e non scientificamente provato”.
Con queste parole, Valeria Fedeli, Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha commentato la firma del protocollo d’intesa con il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, avvenuta questa mattina, nella Sala del Consiglio Comunale di Ferrara, nell’ambito della “Festa del Libro Ebraico”. A siglare insieme a lei, il Presidente del MEIS, Dario Disegni, che ha spiegato come il protocollo impegni le due istituzioni a collaborare su iniziative didattiche ed educative, conferenze, seminari, viaggi e programmi di alternanza scuola-lavoro rivolti a studenti e insegnanti di ogni ordine e grado, anche con l’affiancamento di autorevoli fondazioni, centri di ricerca e soggetti della formazione superiore.
Nella tavola rotonda dal titolo “Partecipazione e cittadinanza oggi: le sfide dell’accoglienza”, seguita alla firma dell’accordo e moderata da Francesco Talò, ambasciatore italiano in Israele fino a poche settimane fa, la Ministra ha precisato che “cittadinanza significa riconoscere e valorizzare le diversità, farle partecipare attivamente, responsabilizzandole, non isolarle. È un concetto che dobbiamo far vivere nelle scuole e nella società, abbattendo le barriere. In questo percorso – ha aggiunto Fedeli –, se la scuola è un luogo fondamentale di educazione alla cittadinanza, un ruolo non meno importante hanno i media e le piattaforme di connessione, che influiscono tantissimo sulle nuove generazioni”.
La Ministra ha sottolineato come sia significativo che la firma del protocollo si collochi a pochi mesi di distanza dal 2018, anno in cui cadono gli ottanta anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia e i settanta anni dall’entrata in vigore della Costituzione, che verrà distribuita nelle scuole a tutti gli studenti e di cui gli insegnanti parleranno ai ragazzi. “Con particolare riguardo all’articolo 3 – ha concluso Fedeli –, che contiene la sintesi delle culture democratiche che hanno fatto la Resistenza in Italia e prodotto una cittadinanza attiva e rispettosa delle storie, delle identità, delle differenze, senza discriminazioni di sesso né di razza. Come ha detto l’economista Amartya Sen, le identità, le storie e le culture non vanno negate, perché è proprio sul loro riconoscimento che si fonda la costruzione di una società civile. E purtroppo, come il dibattito in Parlamento sulla legge contro il negazionismo due anni fa ha evidenziato, esiste un’idea di cittadinanza come sopraffazione delle altre identità e disconoscimento della storia. Un dato che deve preoccupare i decisori politici e chi ha responsabilità educative”.
Il tema dell’accoglienza, come ha rimarcato Disegni, “non può che essere centrale per il MEIS, essendo chiamato a narrare la storia del popolo ebraico in Italia, che arrivò nella penisola dopo l’esilio da Israele nel 70 d.C. e poi fuggendo dai Paesi arabi dopo la guerra dei sei giorni. Una storia di integrazione tra luci e ombre, ma sempre nel segno del mantenimento e dello sviluppo di una propria identità culturale e religiosa”.
Il Sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, ha declinato le considerazioni della Ministra facendo riferimento alla realtà del proprio territorio: “È cambiata la percezione dei nostri doveri e relazioni di accoglienza. Fino a pochi anni fa, non registravamo punte di conflittualità. A Ferrara ci sono tredicimila stranieri perfettamente integrati nella vita produttiva della città, eppure questo ora fa esplodere reazioni violente, anche per il trattamento mediatico riservato al fenomeno. Il nostro compito è quello di rimuovere queste situazioni di conflitto, favorire gli scambi, la conoscenza, la partecipazione, coinvolgere questi individui in un progetto personale di futuro. Abbiamo bisogno di ripristinare il coraggio delle nostre opinioni, mentre oggi la politica è a rimorchio del consenso, come accadde con il fascismo. Se non tutti i comuni accolgono è perché c’è questo timore”.
Mons. Giancarlo Perego, Vescovo dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio ed ex Direttore Generale della Fondazione Migrantes, ha osservato che “una città non può restare sempre la stessa e che sono le persone a stimolarne il cambiamento. In Italia, negli ultimi anni, sono arrivati cinque milioni di persone di 198 nazionalità diverse. Ma questo non è un tema emergenziale, bensì culturale, politico, della polis. Non eravamo preparati e ora dobbiamo creare un contesto di tutela e di partecipazione della persona, come abbiamo fatto con la nostra battaglia per estendere il servizio civile anche agli immigrati. Serve la casa – ha esemplificato Perego –, ma va connessa a percorsi di incontro, conoscenza, riconoscimento, scoperta di una lingua, di una religione, di un’identità diversa nelle scuole, nelle società sportive, nelle piazze, nei bar. Gli imperi più grandi della storia sono nati dall’inclusione ed è questa la strada da seguire. Più partecipazione significa più sicurezza per tutti. Altrimenti si andrà verso delle città dormitorio”.
Un modello di cittadinanza, quello auspicato da Perego, che ha trovato eco nelle parole di Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI): “La sfida del MEIS è quella di raccontare il vissuto degli ebrei di oltre 22 secoli. E se sono riusciti a resistere per tutto questo tempo su un territorio, dopo essere stati sradicati da un altro, è grazie alla condivisione di alcuni valori fondamentali, a partire dal pluralismo, ai luoghi di aggregazione che hanno saputo creare contro l’isolamento, al contributo che hanno saputo dare all’evoluzione dell’Italia, anche sotto il profilo dell’alfabetizzazione culturale”.
Alla propria esperienza parlamentare ha attinto Mario Marazziti, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e tra i fondatori della Comunità di Sant’Egidio, evidenziando come la paura e il senso di invasione non abbiano nulla a che vedere col dato reale, “ma semmai con la quantità di titoli sui giornali. La legge sulla cittadinanza che è oggi in Parlamento – ha rivendicato Marazziti – corrisponde per l’80% al testo che avevo proposto io, ovvero uno ius soli temperato. Del resto, perché non fornire un elemento di identità e di affezione, e invece favorire la marginalità, di un milione di bambini nati in Italia o che studiano in Italia o che parlano nelle sfumature dei nostri dialetti e tifano per le squadre italiane? Chi è contro questa legge è contro la sicurezza degli italiani. Bisogna uscire da un’idea sbagliata di emergenza, che impedisce di dare risposte vere: questo è un dato strutturale del nostro cambiamento epocale”.

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