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“Mio figlio in rosa”: storia sulla variabilità di genere

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Da: Arcigay Ferrara

“Mio figlio in rosa”: storia sulla variabilità di genere

Domenica 10 febbraio 2019 si terrà presso la libreria IBS+LIBRACCIO di Ferrara, Piazza Trento Trieste, Palazzo San Crispino, la presentazione del libro di Camilla Vivian “Mio figlio in rosa”, edito da Manni Editori, organizzato da Arcigay Ferrara e Gruppo TransFer.

Fotografa e mamma 46 enne, Camilla traspone la sua storia familiare dall’omonimo blog, aperto, in accordo con i suoi tre figli, per raccontare la storia del secondogenito: Federico, che ora ha dieci anni, fin da piccolissimo ha infatti mostrato un’inclinazione verso la sfera femminile, dai giocattoli cosiddetti “da bimba” all’abbigliamento e accessori pensati per le ragazzine.
Questa caratteristica non ha destato alcuna preoccupazione nella mamma, che però ha sentito il bisogno di comprendere meglio suo figlio, soprattutto dal momento in cui, all’ età di quattro anni e mezzo, ha chiesto alla madre quando sarebbe diventato una bambina.
Al fine di svolgere al meglio il proprio ruolo, Camilla si è dapprima rivolta ad una psicologa infantile, che le ha preannunciato la possibilità che il figlio sarebbe diventato omosessuale in futuro. Non preoccupata, ma non pienamente soddisfatta dalla pienezza della risposta, ha continuato a cercare, ma in Italia apparentemente non esistevano casi analoghi al proprio. La sua conoscenza per la lingua inglese l’ha però portata a cercare altrove, in Europa, in America, in Australia, dove ha scoperto un mondo completamente nuovo. Molti altri bambini, infatti, non si sentono conformi al genere assegnato alla nascita, in modi differenti e variegati. Federico, ad esempio,non si sente pienamente una bambina, e alle domande della mamma su quale fosse il genere a cui si sentisse appartenere, lui rispondeva semplicemente: “io mi sento io”.
Una frase spontanea ma incredibilmente potente, che scardina i sempre più stretti spazi in cui si ingabbia e confina l’identità di genere, fin dalla più tenera età.
Come riporta Camilla, stimolando auspicabilmente una riflessione in tutti noi, non solo i giocattoli, ma ogni merce dedicata all’infanzia è strettamente suddivisa: dagli ovetti di cioccolata con incarto e sorpresa “per lui” e “per lei”, agli oggetti di cartoleria, che una volta erano semplici penne e matite usufruibili da chiunque.I bimbi diventano lo specchio di una società ipersessualizzata e binaria, in cui si è destinati a venire identificati, a partire dai propri genitori e familiari, in super eroi o principesse.
Ma Federico, che non è incastrato in uno stereotipo di genere, subisce le difficoltà delle altre persone, coetanee ed adulte, che vanno in crisi quando non riescono ad attribuirgli un’ etichetta. Ed ancora una volta, la sua istintiva soluzione al problema,suggerita con la franca seraficità dell’infanzia, è che siano gli altri a dover imparare a gestire la propria incapacità di vedere la realtà in tutte le sue sfumature, e non lui a dovervisi adattare.
La cosiddetta “disforia di genere” è, secondo le parole di Camilla, una “mal sopportazione”, non una malattia psichiatrica, causata in gran parte dalla società.Essa quindi non sarebbe innata, ma frutto di una mancanza di fonti accoglienti come scuola e famiglia.
Il supporto della famiglia e delle altre fonti di socializzazione, infatti, è fondamentale: il 41% dei bambini di “genere non conforme”, avrà gravi problemi durante pubertà e adolescenza (periodi già critici per tutti), con la probabilità di sviluppare disturbi alimentari (anoressia, per tentare di fermare lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, bulimia, per nascondersi dietro al cibo)o tentativi, purtroppo spesso portati a termine con successo, d suicidio.
Il contributo di questa mamma dalla volontà ferrea è stato importantissimo: in Italia, prima dell’avvento del suo blog, nessuno parlava di bambini di genere non conforme, e sembrava una situazione non esistente.
Con “Mio figlio in rosa” ha creato apertura, dialogo e legami, esponendosi senza vergogna per aiutare altre famiglie, perchè come lei stessa sostiene,”le cose di cui vergognarsi nella vita sono altre”!

A moderare l’incontro Federica Caracciolo, referente cultura del Direttivo di Arcigay Ferrara.

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