17 Marzo 2017

MUSICA
Duo Orchestra (+1), avventurieri coraggiosi verso infiniti paesaggi sonori

Redazione

Tempo di lettura: 6 minuti

di Cristina Boccaccini

Loro sono semplici come li vedi, anzi non li vedi quasi, perchè preferiscono non attirare troppo l’attenzione su se stessi, lasciando che siano i suoni a essere protagonisti.
Il progetto ‘Duo Orchestra’ nasce geograficamente nelle Valli di Comacchio, dalle chitarre di Alfredo e Matteo Mangherini, ma prende musicalmente il volo verso altri lidi, attraverso la creazione di paesaggi sonori sospesi tra occidente e oriente. Matteo e Alfredo, i due chitarristi, si conoscono dall’età di 18 anni e hanno fatto parte di diverse band locali. Il duo, a cui solo recentemente si è aggiunto un terzo componente a far quadrare i conti, quel ‘+1’ Edoardo Cavallari alla batteria, suona già da qualche tempo in vari circoli e pub della zona, nonostante prediliga location immerse nella natura. Conosciamoli meglio.

Come è nato il progetto originale ‘Duo Orchestra’?
Ci siamo persi di vista per un po’ e ci siamo ritrovati nel 2014 con l’idea di formare un duo, per sua stessa natura minimal, ma che allo stesso tempo avesse lo spessore e i colori di un’orchestra. Il tutto utilizzando due chitarre elettriche, una diamonica, sonagli e synth.

Successivamente è arrivato Edoardo con la sua batteria. Quali novità ha portato?
Con l’entrata di Edoardo il progetto ha acquisito ulteriore espressione e maturità sonora. Abbiamo amalgamato la batteria ai pezzi che avevamo registrato precedentemente come duo (contenuti nell’ep ‘Duo Orchestra’ uscito nel 2015, ndr), con un risultato di maggiore dinamicità, apertura delle ritmiche e forza evocativa.

Come definireste la vostra musica? E’ una musica di nicchia?
Non vorremmo definire la nostra musica perchè si svincola da qualsiasi etichetta di genere, combinando numerose influenze musicali. Come musicisti sperimentiamo in assoluta libertà, cercando di offrire a chi ascolta un’esperienza sonora in grado di stimolare e fare viaggiare con l’immaginazione verso nuovi orizzonti. Non a caso i titoli della maggior parte delle nostre canzoni fanno riferimento a corsi d’acqua, distese vulcaniche, arbusti secolari sparsi per il globo. Si tratta di trame musicali intessute su una struttura minimale, che si tinge di sfumature che vanno dal rosso delle terre vulcaniche di Timanfaya al blu del fiume Shatt al- Arab, al verde delle Valli di Comacchio, sconfinando tra i territori della creatività.

E’ la natura quindi il filo conduttore del progetto?
La natura declinata in tutte le sue forme musicali, ma anche cromatiche. Ci piace giocare con le sinestesie musicali, le associazioni tra note e colori: per esempio le melodie dal sapore orientale sono costruite su note musicali che evocano il colore delle dune del deserto, mentre il blu e il verde, caratteristici di nature occidentali, corrispondono ad altre tonalità musicali.
L’attenzione ai colori si ritrova anche nella grafica e nelle fotografie che abbiamo utilizzato per l’ep, dalle tonalità di verde e blu che racchiudono le scritte Duo e Orchestra, separate cromaticamente dalla linea dell’orizzonte, ai toni blu del cielo e del mare nell’immagine di copertina.

Come nasce una vostra canzone?
Nasce dalla collaborazione di tutti e tre. Partiamo con una melodia iniziale, poi la sviluppiamo insieme provandola, costruendo una struttura e colorandola. Non c’è uno schema logico, ci basiamo sulla nostra sensibilità. A volte l’idea di partenza viene stravolta, a volte rimane costante.

Non avete una voce e dei testi che veicolino un messaggio. E’ una scelta voluta?
Ci farebbe piacere trovare una voce che canti dei testi, ma le nostre melodie hanno un denso impasto sonoro, sono molto strumentali. Pensiamo che risulterebbe un po’ complicato cantarci sopra. Tuttavia sarebbe bello utilizzare una voce teatrale e non melodica, come in una sorta di reading, mantenendo sempre quell’atmosfera onirica e ipnotica che caratterizza i nostri live.

Cosa offre la scena musicale locale al momento? Vi sentite stimolati come musicisti?
A Comacchio manca una vera e propria realtà che possa stimolare e incentivare un musicista. A parte rari casi, in generale siamo ancora indietro per quanto riguarda la sperimentazione e la ricerca musicale; curiosità e voglia di osare scarseggiano, purtroppo.
L’orecchio medio tende ad ascoltare principalmente le band che propongono cover, cosa che non ci rispecchia né come musicisti né come ascoltatori, in quanto, quando andiamo a sentire una band cerchiamo sempre di imparare qualcosa di nuovo per trarne ispirazione. E anche come musicisti preferiamo scrivere i nostri pezzi. Guadagnare di più proponendo musica di artisti famosi è un compromesso che non ci interessa.

Siete coraggiosi in quello che proponete…
Cerchiamo di offrire un’alternativa, nel bene o nel male. Quando ci esibiamo non sempre pretendiamo di essere apprezzati, perchè sappiamo in partenza che non si tratta del pop di facile ascolto o del rock già sentito, che tanto piace all’ascoltatore medio. Inoltre per nostra natura non amiamo molestare i timpani e attirare per forza l’attenzione del pubblico, come farebbe un front man sul palco. Chi viene ai nostri concerti si trova davanti a una scena pacata, in cui il gioco di contrasti tra la ciclicità della loop station e gli stacchi della batteria vuole trasmettere un senso di eleganza e invitare alla riflessione.

La fortuna per un musicista conta più del talento?
La fortuna conta molto, specie per chi fa musica, ma va anche creata e inseguita giorno per giorno. Non ci si deve mai adagiare sugli allori e aspettare passivamente che la fortuna bussi alla nostra porta. Al contrario, servono speranza e costanza. Lo stesso vale per il talento; magari un musicista non nasce con un talento ma può arrivare in alto attraverso l’esercizio quotidiano. Bisogna sempre insistere!

Avete mai pensato alla vostra musica come colonna sonora di film o documentari? Mi vengono in mente i Mogwai, che di recente hanno registrato la colonna sonora del documentario ‘Atomic’.
In effetti potrebbe essere una realtà molto interessante. La nostra musica si adatterebbe bene a fare da sottofondo a film o documentari con scene che riguardano la natura o i viaggi. Un paio di nostri brani sono già stati utilizzati per un piccolo documentario ‘comacchiese’. Inoltre il nostro primo video musicale, ‘Reversense’, è stato girato proprio in notturna su una spiaggia dei Lidi di Comacchio.

Prossimi progetti?
Nell’immediato dobbiamo registrare ex novo i pezzi pensati per duo, introducendo l’elemento della batteria, e girare nuovi video musicali, oltre a sviluppare idee per canzoni nuove.
Ci piacerebbe inoltre portare il Duo Orchestra+1 in strada, partecipando al Buskers Festival che si tiene a Ferrara nel periodo estivo. E naturalmente stiamo cercando di migliorarci sempre di più durante i live, sia nella comunicazione tra di noi sia con il pubblico che ci ascolta.



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