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TEMISTOCLE SOLERA

Non esattamente “musico” ma piuttosto librettista per opere musicali liriche, Temistocle Solera (1815-1878) era figlio di quell’Antonio Solera – avvocato e patriota – che trascorse otto anni nel carcere dello Spielberg, mentre vi era imprigionato anche Silvio Pellico. Nato a Ferrara, studiò prima a Vienna e poi a Milano. Dopo aver tentato la strada della poesia e del romanzo (Michelino) si dedicò al teatro e alla musica, scrivendo cinque libretti con relative melodie, alcune romanze, due inni; fra queste opere, che non ebbero fortuna, ricordiamo almeno: Ildegonda (1840), La fanciulla di Castelguelfo (1842) Genio e sventura (1843). Il successo gli arrise grazie alla sua abilità appunto di librettista, basti pensare che sono suoi i famosissimi versi del Nabucco (“Va’, pensiero, sull’ali dorate…” ecc.), musicato da Giuseppe Verdi (1813-1901). Il suo rapporto con il grande maestro fu piuttosto burrascoso, comunque compose per lui, oltre ad una revisione di Oberto conte di San Bonifacio (1839), il succitato Nabucodonosor (1842), i Lombardi alla prima crociata (1843), Giovanna d’Arco (1845) e Attila (1846). È autore, inoltre, di libretti per vari altri compositori, fra i quali: Otto Nicolai, Achille Graffigna, Emilio Arrieta, Achille Peri. Solera ebbe una vita piuttosto turbolenta: fu impresario teatrale in Spagna; consigliere segreto – e forse amante – della regina Isabella di Spagna; corriere – sempre segreto – fra Cavour e Napoleone III; infine poliziotto, prima contro i briganti della Basilicata e poi presso il khedivè d’Egitto. Ma finì male, povero e abbandonato, dopo aver fatto l’antiquario a Parigi.

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